Maresciallo Guillaume Marie Anne Brune (1763-1815)

Maresciallo Guillaume Marie Anne Brune (1763-1815)


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Maresciallo Guillaume Marie Anne Brune (1763-1815)

Il maresciallo Guillaume Marie Anne Brune (1763-1815) prestò servizio sotto Napoleone all'inizio della carriera del futuro imperatore, e fu uno dei primi gruppi di marescialli napoleonici, nonostante una carriera abbastanza insignificante. Il suo risultato più impressionante fu la sconfitta della spedizione del duca di York in Olanda nel 1799.

Brune è nato a Brives-la-Gaillarde nel dipartimento della Corrèze. Era figlio di un avvocato e si trasferì a Parigi per studiare per diventare avvocato prima della Rivoluzione. Ben presto accumulò debiti di gioco e abbandonò gli studi, diventando invece tipografo e scrittore senza successo.

Era un devoto sostenitore della Rivoluzione e un amico di Danton. Ha servito come capitano della Guardia Nazionale, ed è stato poi promosso ad alto comando a causa dei suoi contatti rivoluzionari. Si unì al 2 ° battaglione di volontari di Seine-et-Oise nel 1789, e fu nominato aiutante maggiore il 18 ottobre 1791. Contribuì a sconfiggere un gruppo di ribelli realisti a Oacy-sur-Eure nel 1792. Fu presto promosso generale di brigata e comandò una brigata nella battaglia di Hondschoote (8 settembre 1793). Trascorse anche del tempo come comandante di Bordeaux, dove impose il proprio 'terrore'.

Un momento chiave della sua carriera arrivò nel 1795, quando prestò servizio sotto Napoleone durante gli eventi del XIII Vendemiaire, quando Napoleone usò dell'artiglieria per disperdere una folla di Parigi che protestava contro una nuova costituzione.

Nel 1796 Brune prestò servizio nell'esercito d'Italia, inizialmente comandò una brigata nella divisione di Masséna. Combatté nella battaglia di Arcola, di Rivoli (14 gennaio 1797), di San Michele (20 marzo 1797) e nei combattimenti intorno a Feltre (marzo 1797), e fu promosso Generale di Divisione.

Nel 1798 Brune comandò l'esercito francese dell'Helvetia che occupò la Svizzera. Raggiunse Berna nel marzo 1798 e il denaro sequestrato fu utilizzato per finanziare la spedizione di Napoleone in Egitto. Ginevra fu annessa alla Francia e fu costituita una nuova Repubblica Elvetica, sotto il controllo francese fino al 1813.

Ha comandato l'esercito d'Italia durante la campagna egiziana di Napoleone (1798-99).

Nel 1799 comandò l'esercito francese che si oppose alla fallita spedizione anglo-francese nell'Olanda settentrionale (incluso l'esercito di Batavia). Ha difeso con successo Amsterdam contro la spedizione, che era comandata dal duca di York. Gli Alleati sbarcarono in agosto, furono sconfitti a Bergen (19 settembre 1799) dove Brune era in inferiorità numerica ma combattendo sulla difensiva, vittoriosi in una seconda battaglia a Bergen (2 ottobre 1799), sconfitti nuovamente a Castricum (6 ottobre 1799) e furono presto evacuati via mare.

Ha servito in Vandea. Nel 1800 combatté in Italia, partecipando all'offensiva generale del generale Moreau. Si fece strada attraverso il Mincio (sebbene quasi perse una divisione durante l'attraversamento del fiume. Quindi sconfisse il generale austriaco Bellegarde a Pozzole e Valeggio (nota anche come battaglia di Monzambano), 25-26 dicembre 1800, dove la cavalleria di Davout ruppe il Centro austriaco. Raggiunse Verona il 2 gennaio 1801, attraversò il Piave, e combatté ancora numerose scaramucce prima che l'armistizio di Treviso ponesse fine ai combattimenti (16 gennaio 1801). Intanto la vittoria di Moreau a Hohenlinden e la sua avanzata su Vienna convinsero gli austriaci a cercare la pace, e la guerra fu conclusa dal Trattato di Luneville (9 febbraio 1801).

Brune poi servito come ambasciatore presso l'Impero ottomano nel 1802-1804, anche se non ha svolto bene in quel posto.

Brune è stato creato un maresciallo nella prima creazione nel 1804.

Nel 1807 fu nominato governatore generale delle città anseatiche, comandante francese nel nord della Germania. Era ancora una fervente Repubblica, e fu presto destituito da questo incarico a causa di dubbi probabilmente infondati sulla sua affidabilità. Si guadagnò anche una reputazione di corruzione e Napoleone lo descrisse come "un ladro impavido".

Brune non tornò nell'esercito fino ai Cento giorni del 1815. Gli fu affidato il comando dell'Armata del Var, con il compito di difendere la Francia meridionale contro gli austriaci.

Dopo la seconda abdicazione di Napoleone, Brune tentò di tornare a Parigi, ma fu assassinato da una folla realista ad Avignone il 2 agosto 1815, che credeva di essere stato responsabile del terrore di Avignone all'inizio della rivoluzione.

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"lo scandalo è nel delitto non è nella denuncia non è nel grido del sangue ingiustamente versato"

Così iniziò la richiesta inviata da Ma tre Dupin, famoso avvocato parigino, al re Luigi XVIII, il 19 marzo 1819.

" Maestà. sotto il regno di Vostra Maestà si verificò un orribile tentativo. Uno dei grandi ufficiali della corona, un maresciallo di Francia, fu mestamente assassinato e da circa quattro anni, questo crimine così pubblico, anche se rivoltante, non fu punito. Perché , senza che voi lo sapeste Vostra Maestà, nel vostro stesso palato, la morte del Maresciallo ha ricevuto questa sorta di ratifica?" (l'immagine di questo Maresciallo era stata rimossa dalla galleria del Marchese)

Uno, a quanto pare, temeva che questa immagine conservata nella galleria potesse ricordare il delitto, e che mentre attraversando questa stanza andando a lodare il Signore che protegge la Francia, sia venuto in mente alla vostra Maestà di punire i colpevoli. Chiedo giustizia , mio ​​Signore, giustizia per l'omicidio di mio marito, giustizia dell'insulto fatto al suo cadavere, giustizia dell'insulto fatto (fatto) alla sua memoria da coloro che hanno osato accusarlo di suicidio.Questa giustizia, chiedo al Re , chiedo ai vostri ministri, chiedo alle camere, chiedo a tutta la nazione".

Questa lettera era di Angelica Nicole Pierre, vedova del maresciallo Guillaume Marie-Anne Brune, che chiedeva al re il diritto di sporgere denuncia contro gli assassini di suo marito. Brive e la Rivoluzione Non si tratta di fare qui una biografia del maresciallo Brune, ma di limitarci ad alcuni fatti significativi della sua vita e che condurranno a questo tragico dramma.

Nato a Brive, nel dipartimento della Corrèze, il 13 marzo 1763, Guillaume Brume aveva intenzione di studiare legge. All'età di vent'anni si iscrisse alla 'Scuola di diritto' e al Collegio di Francia, a Parigi. Nel 1789 conosce Marat, Frón, Fabre d'Eglantine. Diventa anche amico di Danton e Camille Desmoulins. Saprà come sfuggire alla tempesta rivoluzionaria. Uno lo accuserà di mancanza di coraggio quando Danton ei suoi amici furono ghigliottinati. Ma avrebbe potuto fare qualcosa per salvare i suoi amici girondini?

La principessa di Lamballe

È giunto il momento di ricordare uno degli episodi più tristi della rivoluzione francese. Nel 1792 l'esercito austriaco si avvicina a Verdun. Il popolo di Parigi si agita e qualcuno sarà preso da una vera follia sanguinaria. Faranno parte dei famigerati 'Massacri di settembre'. Il 2 settembre 1792, la folla invade la prigione de 'la Force' e lincia la principessa di Lamballe. Si narra che la sua testa, su una picca, sia stata mostrata nella finestra della sua amica, Maria Antonietta, prigioniera nel 'Tempio'.

Questa storia, a quanto pare, non avrebbe nulla a che fare con quella che ci interessa. Ma, curiosamente, l'autore inglese Goldsmith avrebbe scritto più tardi: 'Alcune persone (senza dare nomi) credevano di riconoscere nell'uomo che portava la testa , il generale Brune travestito!' Sappiamo che questo è falso: la duchessa di Abrantes, nei suoi ricordi, ricorda di aver visto l'uomo che portava la testa. Dà anche nomi: "Charlat ha portato la testa, Grigioni il cuore degli sfortunati". Per evitare il procedimento giudiziario, Charlat si arruolò nell'esercito e fu massacrato dai suoi compagni mentre Grison fu condannato a morte e fu giustiziato a Troyes.

Ciò che è significativo, tuttavia, è che, per i realisti, Brune è l'assassino della principessa di Lamballe e ha partecipato ai massacri di settembre. Oggi sappiamo che Brune si trovava allora a Rodenac vicino a Thionville, nel nord della Francia.

Svizzera

Dopo essersi distinto durante la 1 Campagna d'Italia, Brune, ora generale di divisione, fu inviato dal Direttorio per l'intervento in Svizzera nel 1798. La Svizzera fu rapidamente dominata il 17 marzo 1798, Brune inviò al Direttorio una lettera informandolo della sottomissione della Svizzera. Cercò di mantenere la disciplina e di prevenire i saccheggi, come dimostra la sua dichiarazione all'esercito il 9 marzo 1798. Ma per mantenere la campagna d'Italia, il Direttorio impose alla Svizzera pesanti contributi. Brune si arrabbia con i commissari di polizia francesi che saccheggiano la Svizzera. Uno di loro, Rapinat, cognato del direttore svizzero Rewbell, è terribilmente efficace. La parola francese "rapine" che significa "saccheggio" si diceva a Parigi "Le pauvre Suisse qu'on ruine Voudrait bien qu'on d cid t Si Rapinat vient de rapine, Ou rapine de Rapinat" "Il povero svizzero che si rovina Vorrei che fosse stabilito se Rapinat proviene da rapine (predatore), O rapine (predatore) da Rapinat "

Brune ha ricevuto il comando dell'esercito d'Italia, con suo grande sollievo. Il 28 marzo 1798 lasciò Berna, sostituito dal generale Schawenbourg. Poco tempo dopo la sua partenza, l'esercito francese forza i contributi da Einsiedeln il 4 maggio 1798 - più di un mese dopo la partenza di Brune - e da Sion entro il 15 maggio. Schawenbourg continuò i contributi di forza e i saccheggi il 9 settembre 1798 a Stanz. Brune, come abbiamo appena visto, non era in Svizzera durante le vicende di Einsiedeln, Sion e Stanz. Ma il nome di Brune era ingiustamente coinvolto in questi saccheggi. Molti autori, come Taine, presumevano che le informazioni fossero corrette e Brune si guadagna la reputazione di saccheggio. Più tardi, un autore lo accusò di appropriazione indebita del famoso "Tesoro di Berna".

Nel 1819 una sentenza della Corte dei Conti assolverà, ma troppo tardi, il maresciallo Brune verificando che la completezza delle somme fosse pervenuta al Direttorio. A St H l ne, Napoleone stesso dirà: "Brune è stato ingiustamente accusato di aver abusato dei suoi poteri in Svizzera, ma la storia gli darà giustizia".

Un gioco di parole? Se dici a un francese: "Ci incontriamo la brune" probabilmente non ti capirà. Questa espressione era corrente nel XIX secolo e significava di notte. Una canzone, che riflette molto bene lo spirito di questo tempo nell'esercito francese della Svizzera, diceva: ' (Rubare) non andare durante un giorno, è troppo stupido, ma vai avanti ' la brune', ti mancherà mai il tuo colpo' Presto questa parola di umorismo fu conosciuta in tutto l'esercito e si dice che il suo soldato 'onesto durante il giorno, rubi à la brune'.

Così si propaga la calunnia su Brune, mentre altre due vengono ignorate: Soult ha rubato una splendida raccolta di quadri in Spagna, mentre Massèna, secondo lo stesso Napoleone, «ha rubato molto a Venezia».

La disgrazia

L'atto di capitolazione svedese, malamente scritto da Brune il 7 settembre 1807, sarà l'occasione della lunga disgrazia di Brune. Da questa data il nome del Maresciallo Brune non sarà più pronunciato dalla Corte Imperiale. Si ritira in disgrazia a Saint Just. Proprio l'occasione per verificare che, nel 1808, la fortuna del Brune ammontava a 600.000 Franchi O (circa 1.900.000 Euro). Considerando che Brune aveva la sua paga di maresciallo, più quella di consigliere di Stato e aveva ricevuto molti riconoscimenti da Napoleone, la sua fortuna non era niente di straordinario.

I 100 giorni

Di ritorno dall'isola d'Elba, Napoleone aveva attraversato il sud della Francia. Ad Avignone aveva sentito l'ostilità della popolazione. Poi si ricordò di Brune. Quello che aveva, con abilità e senza eccessi, pacificato il sud della Francia nel 1795 e la parte occidentale (compresa la Vandea) nel 1800. Il 16 aprile 1815 il maresciallo Davout, in nome dell'imperatore, ordina a Brune di prendere il comando dell'8a divisione militare nel sud della Francia. Dopo 8 anni di esilio e silenzio, il maresciallo Brune torna ad essere un soldato dell'Imperatore.

Il 24 giugno riceve notizie di Waterloo. Il 4 luglio scrive 'Lunga vita all'imperatore Napoleone II, la libertà francese vive per sempre!' Venti giorni dopo deve riconoscere, con dolore, il nuovo governo e accettare la sottomissione. Il suo ultimo messaggio fu ai soldati dell'8° Divisione:

"Per la patria, tutti i nostri sacrifici! Egli ordina che rinunciamo a queste bandiere che ci ricordano tante vittorie poi che ricevono i miei dolorosi addii".

La situazione è molto difficile per Brune. Deve andare a Parigi, ma attraversare una regione dove è doppiamente odiato: perché è stato uno dei primi rivoluzionari e poi un rappresentante di Napoleone. I suoi amici gli consigliano di abbandonare Tolone in barca. Considera questa idea poco degna di un Maresciallo dell'Impero e decide di risalire il Rodano. Sulla strada di Parigi, ad Aix, è già minacciato e insultato da un gruppo realista. Alla cittadina di Cavaillon, stranamente, la sua scorta riceve l'ordine di tornare verso Tolone. Si dimostrerà in seguito che il comando proveniva dalla città di Avignone. Solo e senza scorta il maresciallo arriva ad Avignone il 2 agosto 1815 alle 8 del mattino.

Lì deve cambiare i cavalli alla stazione di staffetta dell'Hotel du Palais Royal. Un gruppo si formò intorno alla sua carrozza. Uno di nome Soulier grida: "È il maresciallo Brune che ha portato la testa della principessa di Lamballe". La folla impedisce alla carrozza di proseguire lungo la strada. Brune torna in albergo. Gli viene assegnata la stanza N 3, al primo piano. Le autorità della città di Avignone sono stranamente passive. Una folla di 4.000 persone minaccia di distruggere l'hotel. Nella sua stanza, il maresciallo scrive e strappa tre lettere. Farg entra nella stanza con una pistola. Il maresciallo gli prende la mano e il colpo si perde nella finestra. Roquefort grida 'Stupido. Ti è mancato, non mi mancherà'. Spara con il fucile da dietro, Brune muore, la carotide si spacca. Sono le 15. Il sindaco della città ha detto alla folla: "Ritornate a casa, il maresciallo si è suicidato!" Un'ora dopo dà l'ordine di seppellire il maresciallo.

La tesi del suicidio

Durante la sua vita, il maresciallo fu molto odiato dai realisti. La voce del suo suicidio lo avrebbe reso odioso. A quei tempi chi si suicidava non rispettava se stesso e quindi non si rispettava chi si suicidava. La folla ha afferrato il corpo e lo ha gettato da un ponte, nel fiume Rodano. Per molto tempo dopo si poteva vedere scritto sul ponte: 'Cimitero del maresciallo Brune'. La stampa locale continua a diffondere la voce del suo suicidio. La vera domanda è perché era odiato così tanto? Forse perché ha difeso e ha impedito agli inglesi di prendere Tolone, nonostante gli ordini del re "aprire tutte le città e accogliere gli alleati"? O potrebbero essere state le sue parole mal scelte dopo aver sentito parlare di Waterloo: "Che le bandiere degli Imperi ricevano i nostri dolorosi addii". A questo proposito si trova negli archivi ufficiali un resoconto anonimo del luglio 1815: «Ordine di prendere il maresciallo Brune che si ostina a mantenere la coccarda e il tricolore a Tolone».

Il ritorno del corpo

Per diversi giorni il corpo del Brune galleggiava lungo il fiume Rodano. Una mattina un giardiniere trovò un corpo irriconoscibile e lo seppellì nelle terre del barone de Chartrouse. Per due anni, la moglie del maresciallo ha condotto molte ricerche per il corpo. Il 5 dicembre 1817 il barone di Chartrouse, con l'aiuto del giardiniere, trovò il corpo e lo inviò alla moglie del maresciallo.

La causa

Con ammirevole coraggio, nonostante il bianco terrore che regnava allora, sua moglie ottenne dal Re il diritto di inseguire gli assassini. A Riom il 25 febbraio 1821 un tribunale riconobbe che: il maresciallo non aveva portato la testa della principessa di Lamballe che il maresciallo non era colpevole di appropriazione indebita e che il maresciallo non si era suicidato.

La Riabilitazione

Brune non aveva né il genio militare di Davout, né il coraggio di Ney, né la protezione di Marmont. Ma aveva meritato abbastanza per appartenere alla galleria dei ritratti dei Marescialli dell'Impero.

Bibliografia

L'ottimo libro Le Mar chal Brune, la toge et l' p e di Maurice Vergne -1996.
(Questo libro è il risultato di 4 anni di lavoro di un gruppo di pensionati negli archivi di Brive, Tulle, Marne e del ministero degli eserciti a Parigi.)


Maresciallo Guillaume Marie Anne Brune (1763-1815) - Storia

L'occhio del ciclone alla caduta del XVIII secolo: La sfortunata Repubblica Elvetica (1798-1803)

Alcune figure militari di spicco del tempo

Generale Piotr Ivanovic, principe Bagration (1765-1812): Era il rampollo di un'illustre famiglia geogiana. Insieme al generale Suvorov, aveva servito durante la violenta rivolta in Polonia (1794). Durante la gloriosa campagna d'Italia del 1799, conquistò la fortezza di Brescia (10 aprile), ebbe il sopravvento su S rurier e Moreau nello stesso mese e svolse un ruolo decisivo durante la battaglia della Trebbia (17-19 giugno) quando si opponeva alle forze di Macdonald. Dopo la disgrazia di Suvorov, prestò servizio sotto il feldmaresciallo Kutusov durante gli impegni in Austria (1805) e Russia (1812). Morì poco dopo la caduta di Mosca nel 1812.

Maresciallo Louis Alexandre Berthier, principe di Neuchâtel (1753-1815): Ha avuto la sua prima esposizione militare durante la guerra di indipendenza americana. Durante i primi giorni della Rivoluzione, era un maggiore della Guardia Nazionale e fece del suo meglio per proteggere la famiglia reale. Berthier prestò poi servizio in Renania sotto Kellemann e in Italia sotto Bonaparte (1796-97). Correndo in soccorso del generale Duphot assassinato a Roma alla fine del 1797, il 15 febbraio 1798 contribuì a fondare la Repubblica Romana. Avendo poi preso parte alla spedizione d'Egitto, non sarebbe stato dimenticato da Napoleone che lo fece elevato a capo di stato maggiore, feldmaresciallo, principe di Neuchâtel e infine principe di Wagram. Durante la Prima Restaurazione, sostenne il re e fu nominato Pari di Francia. La sua morte improvvisa in Baviera nel 1815 ha sollevato le sopracciglia.

Maresciallo Guillaume Marie Anne Brune (1763-1815): Sebbene fosse figlio di un avvocato, il giovane Brune si arruolò volentieri nella Guardia Nazionale e poi nell'Esercito del Nord sotto il generale Dumouriez (1792). Durante la guerra in Italia (1796), fu promosso generale da Massèna. Il gabinetto di guerra gli fece condurre l'invasione della Confederazione Svizzera all'inizio del 1798, durante la quale fu sospettato di aver dirottato parte del tesoro di Berna (circa 30 milioni di franchi in tutto). Durante la guerra in Olanda l'anno successivo condusse una magistrale campagna contro il corpo di spedizione anglo-russo. Sebbene Napoleone avesse un'alta considerazione di lui, aveva poca fiducia nella sua lealtà e lo fece sollevare dall'incarico attivo durante la maggior parte dell'Impero. Nel 1814, tuttavia, il feldmaresciallo Brune combatté in Piemonte e fu riconosciuto da un gruppo in rivolta mentre si trovava ad Avignone, che lo portò al linciaggio dalla folla.

Ammiraglio Francesco Caracciolo, Duca di Brienza (1752-1799): Nato in un'illustre famiglia napoletana, Francesco abbracciò la carriera navale e prestò servizio come ufficiale subalterno nella Royal Navy durante la guerra di indipendenza americana. Poiché il Regno di Napoli si era unito alla I coalizione contro la Repubblica francese, il contrammiraglio Caracciolo partecipò all'assedio di Tolone da parte di un esercito francese dove il capitano Bonaparte doveva svolgere un ruolo decisivo. Fu ancora determinante nel catturare due navi francesi di linea nel 1795, Cayra e censore. Durante le operazioni della 2 a Coalizione, un esercito francese del generale Championnet conquistò Napoli e fondò la Repubblica Partenopea (gennaio 1799) mentre il re Ferdinando IV era fuggito in Sicilia con l'assistenza dell'ammiraglio Nelson. Francesco si sentì incustodito e ritornò a Napoli dove si insediò con la Marina Repubblicana. Halas, pochi mesi dopo, i francesi dovettero ritirarsi e Caracciolo fu processato e condannato per tradimento. Su insistenza personale del suo compagno ammiraglio di vecchia data, Nelson, la corte marziale fece impiccare l'ammiraglio Caracciolo dal cantiere principale della sua stessa nave, Minerva.

Generale Lazare Nicolas Marguerite Carnot (1753-1823): Il giovane Carnot era di discendenza borghese superiore. Si entusiasmò con la causa rivoluzionaria e lasciò una carriera militare formale per un ruolo più politico, in effetti dirigendo tutte le campagne militari francesi dell'epoca. Ricevette così il meritato soprannome di "organizzatore della vittoria" "dopo i brillanti successi militari in Belgio e Renania (1793-95). Dopo che Bonaparte ebbe insediato il Consolato e propende per la dittatura, il generale Carnot lasciò per un po' l'incarico. Verso la fine dell'era fu però nominato comandante della fortezza di Anversa, poi ministro durante i Cento Giorni. Era anche un rispettato studioso di matematica.

Generale Jean Etienne Championnet (1762-1800): Fu messo a capo dell'Armata di Roma nel 1798 e di fatto gli fu ordinato di marciare contro il Regno di Napoli, il cui re Ferdinando IV si era stupidamente coinvolto nella 2a coalizione. L'esercito francese ebbe il sopravvento nella battaglia di Civita Castellana contro il generale Mack alla guida dei napoletani, e il generale Championnet avrebbe instaurato la Repubblica Partenopea nel gennaio 1799. Pochi mesi dopo, i francesi avevano subito gravi battute d'arresto nell'Italia settentrionale e l'esercito fu chiamato alla ritirata, che determinò la restaurazione della monarchia e una serie di vergognose punizioni per i repubblicani. Championnet ha subito un duro colpo a Genola dal corpo austriaco guidato dal feldmaresciallo Melas. Morì a Nizza poco dopo.

Generale Mathurin Lónard Duphot (1769-1797): Dopo essere stato coinvolto nella I Campagna d'Italia (1796󈜅), fu incaricato di accompagnare l'ambasciata guidata da Giuseppe Bonaparte presso la Santa Sede a Roma (1797). L'irruzione di violente proteste da parte della popolazione e dei soldati ribelli portò al linciaggio del generale Duphot e dei suoi compagni Bassville (27 dicembre 1797), che fece precipitare una lunga discussione tra la Francia e il papato, nonché un prolungato coinvolgimento militare del ex nell'Italia meridionale da parte del primo.

Generale Karl Ludwig von Erlach (1746-1798): Discendente di una famiglia patrizia bernese, si unì alla Guardia Svizzera a Parigi nel 1774. Il suo antenato Jean Louis d'Erlach era stato feldmaresciallo del re Luigi XIV di Francia. Nel contesto dell'invasione francese, fu nominato comandante in capo dell'esercito confederato all'inizio del 1798, mentre gli furono negate risorse adeguate. Dopo la sconfitta di Grauholz il 5 marzo 1798, fu assassinato per errore dalla folla a Wichtrach.

Feldmaresciallo Karl von Habsburg, arciduca d'Austria (1771-1847): Era il terzo figlio di Leopoldo II d'Austria, e come tale designato a governare i Paesi Bassi austriaci (Belgio e Lussemburgo). L'arciduca Carlo dimostrò infatti eccezionali capacità militari di fronte a figure come Moreau, Jourdan in Germania (1796), Massena in Italia (1797) e Napoleone in Austria (1809). Il lungo impegno a Essling si è rivelato estremamente costoso per entrambe le parti durante l'ultima campagna. Il matrimonio dell'arciduchessa Maria Luisa con Napoleone nel 1810 lo avrebbe trasformato in nipote dell'imperatore francese.

Generale Franz Jellachich, Barone von Buzim (1746�): Di origine croata, Franz Jellachich entrò in servizio nel 1763, combatté contro i Turchi nel 1789 e fu nominato colonnello nel 1794. Combatté sotto l'arciduca Carlo in Renania nel 1796 e negli anni seguenti, essendosi poi opposto ai generali Moreau e Massèna. Durante la campagna del 1805, doveva coprire il Vorarlberg mentre Napoleone trionfava a Ulm. Fu nuovamente coinvolto nella campagna del 1808.

Generale Barth l my Catherine Joubert (1769-1799): Si è offerto volontario al momento del levare in massa (1791). Facendo rapidi progressi nei ranghi, fu nominato generale durante la Campagna d'Italia nel 1795. Fu comandante in capo in Olanda (1797) e Renania (1798) prima di prendere il posto di Brune in Italia (ultima parte del 1798) . Durante la disastrosa campagna d'Italia del 1799, fu colto di sorpresa e ucciso a Novi mentre si opponeva al feldmaresciallo Suvarov. Il direttore francese Sieys, membro del gabinetto, aveva in programma di fargli assumere la preminenza sulla scena politica, anche se Bonaparte alla fine si dimostrò un sostituto più che volenteroso (il 18 Brumaio, anno VIII / 1799).

Generale Paul Kray, barone von Krajowa (1735-1804): Questo ottimo stratega era di origine ungherese. Era entrato nella carriera durante la Guerra dei Sette Anni. Nel 1788, dovette reprimere l'insurrezione valacchia in Transilvania, e poi fu coinvolto contro i Turchi nel 1790. Durante la campagna d'Italia del 1799, subentrò al feldmaresciallo Melas che era inabile. Ha trionfato sul generale Schèrer a Magnano e successivamente ha riconquistato Mantova. L'anno successivo, prese il posto dell'arciduca Carlo e fu sopraffatto dal generale Moreau nel sud della Germania. Successivamente ha rassegnato le dimissioni dal suo comando.

Generale Claude Jacques, conte Lecourbe (1758-1815): Si era arruolato nell'Armata del Reno nel 1792 prima di intraprendere una brillante carriera nei Paesi Bassi e nella Renania. Successivamente fu assegnato all'Armata di Helvetia e fu nominato generale nel 1799. Sotto il generale Massèna, avrebbe ricoperto posizioni nel Passo del San Gottardo contro i tentativi del feldmaresciallo Suvorov. I francesi si dimostrarono incapaci di resistere alla mossa decisiva delle truppe russe, anche se riuscirono a infliggere gravi danni. Quindi prestò servizio sotto il generale Moreau nell'Armata del Reno nel 1800, fino a quando Napoleone lo saccheggiò insieme al generale Moreau nel 1804.

Maresciallo Etienne Jacques Joseph Alexandre Macdonald, duca di Tarente (1765-1840): Di origini scozzesi, prestò servizio prima nella Legione irlandese dell'esercito francese, poi nel reggimento Maillebois nel 1785. Durante le guerre rivoluzionarie, si distinse nell'Armata del Nord e nell'Armata di Sambre et Meuse (1796). Nel 1798 subentrò al generale Gouvion St-Cyr come comandante dell'Armata di Roma, prima di passare all'Armata di Napoli (inizio 1799). Durante la difficile campagna contro l'esercito austro-russo, ebbe successo a Modena ma vinse al Trebbia e fu poi destituito dall'incarico in Italia. Quindi prestò servizio in Germania sotto il generale Moreau nel 1800 e riuscì a varcare il passo Splègen durante quell'inverno per raggiungere Trento in Valtelina. Fu determinante durante la difficile battaglia di Wagram (6 luglio 1809) e fu elevato a maresciallo e duca sul campo di battaglia, anche se Napoleone aveva delle riserve su di lui.

Maresciallo Andr Mass na, Duca di Rivoli, Principe di Essling (1758-1817): Figlio dell'antico Principato di Monaco, Andr Mass na aveva raggiunto il grado di generale durante la 1 Campagna d'Italia, quando nell'aprile 1996 fu nominato al suo posto il generale Bonaparte, molto più giovane. Armata dell'Helvetia, del Danubio e del Reno alla fine del 1798. Sebbene fosse stato colto di sorpresa dall'offensiva austro-russa della fine del 1799, riuscì in realtà a invertire il corso degli eventi a vantaggio della Francia. Subentrato al generale Championnet nell'Italia settentrionale, sostenne l'assedio di Genova da parte degli austriaci finché l'esercito di soccorso del Primo Console Bonaparte arrivò a cantare vittoria a Marengo (18 giugno 1800). Ha poi servito come maresciallo in Italia, Austria, Portogallo e Spagna. Napoleone gli aveva concesso a Rivoli (14 gennaio 1797) l'appellativo di "figlio prediletto della Vittoria".

Feldmaresciallo Michel Fr d ric Beno t, barone di Melas (1729-1806): Questo talentuoso ufficiale si era arruolato nell'esercito alla tenera età di 17 anni e aveva preso parte alla guerra dei sette anni sotto il feldmaresciallo Daun. Dopo essersi fatto strada tra i ranghi, fu posto a capo dell'Armata delle Alpi nel 1799, sebbene avesse raggiunto i 70! Il feldmaresciallo Suvorov - anch'egli di 70 anni - dimostrò presto eccezionali capacità sotto il suo comando (nominale). Melas ebbe successo contro i francesi a Cassovo e Novi (estate 1799). Una volta che Suvorov fu chiamato in Svizzera, ebbe briglie libere per finire con i francesi. Il generale Massèna aveva preso il comando della fortezza di Genova, il cui assedio fu reso lungo e difficile fino alla primavera del 1800. Il 14 giugno, apparve improvvisamente sulla scena l'esercito del primo console Bonaparte. Melas marciò e sconfisse i francesi mentre erano ancora divisi. Ha poi lasciato il campo di battaglia, solo per avere il generale Desaix venire in soccorso e in realtà invertire la sorte della battaglia a Marengo più tardi quel giorno. Melas poi si ritirò dal servizio attivo.

Maresciallo Gabriel Jean Joseph, conte Molitor (1770-1849): Dopo essersi unito al battaglione della Mosella nel 1791, combatté nell'esercito di Sambre et Meuse e nell'esercito del Reno sotto i generali Custine, Jourdan e Hoche. Era stato elevato a brigadiere nell'Armata di Helvetia nel 1799. Il suo corpo era stato ben trincerato nel Passo Klón verso la fine di settembre 1799 di fronte a Suvorov proveniente ad est dal Passo Schöllenen. Ciò costrinse i russi a ritirarsi a sud nei Grigioni. Molitor continuò poi la sua carriera durante l'Impero e la Restaurazione quando divenne maresciallo.

Ammiraglio Horatio Nelson, Barone del Nilo, Duca di Bront (1758-1805): Il giovane Horatio ha iniziato all'età di 12 anni su HMS Ragionevole, e all'età di 20 anni comandava HMS Hinchinbrooke, una fregata. Continuò a dimostrare eccezionali capacità di marinaio in varie occasioni, perdendo l'occhio destro a Calvi nel 1794 e un braccio a Capo Saint Vincent mentre combatteva gli spagnoli nel 1797. Il 1 agosto 1798, il suo squadrone colse di sorpresa la Marina francese nei pressi di Alessandria e ne distrusse la maggior parte, impedendo così a Bonaparte di ritirarsi dall'Egitto. Dopo aver contribuito alla ritirata dei francesi a Napoli nel giugno 1799, fu nominato contrammiraglio e duca. Dopo aver distrutto la marina danese a Copenaghen, bloccò l'ammiraglio Villeneuve a Tolone durante il 1803-1805. Una volta che la marina francese fu finalmente fuggita, l'ammiraglio Nelson guidò la brillante battaglia di Trafalgar contro le forze ispano-francesi unite (21 ottobre 1805). Quel giorno sarebbe morto in azione.

Generale Rimsky-Korsakov: Ha comandato le forze russe sotto l'arciduca Carlo a Zurigo (settembre 1799)

Feldmaresciallo Federico Augusto, duca di York (1763-1827): Fu secondo in successione a suo padre, re Giorgio III d'Inghilterra. Dopo aver preso il comando del corpo di spedizione sbarcato nell'Olanda settentrionale nel 1795, condusse una campagna contro l'esercito francese d'Olanda guidato dai generali Dumouriez e Jourdan. Fu nominato feldmaresciallo e di nuovo sbarcò in Olanda per ricevere supporto dalle forze russe nel 1798. Duramente battuto dal generale Brune nel 1799, dovette ritirarsi e imbarcarsi nuovamente, solo per affrontare dure critiche, inclusa la disonestà nel suo paese. Si dimise dal suo incarico nel 1809, ma fu esonerato nel 1811.


Biografia [ modifica | modifica sorgente]

Primi anni [ modifica | modifica sorgente]

Figlio di un avvocato, Brune è nato a Brive-la-Gaillarde, Corrèze. He settled in Paris before the French Revolution, studied law, and became a political journalist. Following the French Revolution he joined the Cordeliers and was a friend of Georges Danton.

Revolutionary period [ edit | modifica sorgente]

Brune was appointed brigadier general in 1793 and took part in the fighting of the 13 Vendémiaire (5 October 1795) against royalist insurgents in Paris. Ώ] In 1796 he fought under Napoleon Bonaparte in the Italian campaign, and was promoted generale di divisione for good service in the field. He commanded the French army which occupied Switzerland in 1798 and established the Helvetic Republic, and in the following year he was in command of the French troops in defence of Amsterdam against the Anglo-Russian invasion of Holland under the Duke of York, which was completely successful – the invaders were defeated in the Battle of Castricum, and compelled, after a harsh retreat, to re-embark. Ώ] He rendered further good service in Vendée, Ώ] and in the Italian Peninsula Ώ] during the years 1799–1801 (winning the Battle of Pozzolo).

In 1802 Napoleon dispatched Brune to Constantinople as ambassador to the Ottoman Empire. During his two-year diplomatic service, he initiated relations between France and Persia. [ citazione necessaria ]

Napoleonic era [ edit | modifica sorgente]

Following his coronation as Emperor of the French in 1804, Napoleon made Brune Marshal of the Empire (Maréchal d'Empire). In 1807 Brune held a command of troops fighting in the North German campaign and occupied Swedish Pomerania, but Brune's staunch republicanism and a meeting between Brune and Gustav IV Adolf of Sweden raised Napoleon's suspicions, and he was not afterwards employed during the Empire. Ώ]

Brune was recalled to active service in 1815, during the Hundred Days, and as commander of the army of the Var, he defended the south of France against the forces of the Austrian Empire. He was murdered by royalists during the Second White Terror at Avignon, during the opening stage of the Bourbon Restoration. Ώ] His body was thrown in the river Rhône, but was later recovered and buried in a pyramid-shaped tomb in the cemetery of Saint-Just-Sauvage. [ citazione necessaria ]

Personal life [ edit | modifica sorgente]

In 1788 he married Jeanne Nicolas (unknown–1840) and had five children: [ citazione necessaria ]


Guillaume-Marie-Anne Brune

Guillaume Marie Anne Brune, 1st Comte Brune (13 March 1763 – 2 August 1815) was a French soldier and political figure who rose to Marshal of France.

The son of a lawyer, he was born at Brive-la-Gaillarde, Corrèze. Brune settled in Paris before the French Revolution, studied law, and became a political journalist. Following the French Revolution he joined the Cordeliers and was a friend of Georges Danton. He was appointed Brigadier General in 1793 and took part in the fighting of the 13 Vendémiaire (5 October 1795) against royalist insurgents in Paris. Ώ]

In 1796 he fought under Napoleon Bonaparte in the Italian campaign, and was promoted Général de Division for good service in the field. He commanded the French army which occupied Switzerland in 1798 and established the Helvetic Republic, and in the following year he was in command of the French troops in defence of Amsterdam against the Anglo-Russian invasion of Holland under the Duke of York, which was completely successful – the invaders were defeated in the Battle of Castricum, and compelled, after a harsh retreat, to re-embark. Ώ] He rendered further good service in Vendée, Ώ] and in the Italian Peninsula Ώ] during the years 1799–1801 (winning the Battle of Pozzolo).

In 1802 Napoleon dispatched Brune to Constantinople as ambassador to the Ottoman Empire. During his two-year diplomatic service, he initiated relations between France and Persia. [ citazione necessaria ]

Following his coronation as Emperor of the French in 1804, Napoleon made Brune Marshal of the Empire (Maréchal d'Empire). In 1807 Brune held a command of troops fighting in the North German campaign and occupied Swedish Pomerania, but Brune's staunch republicanism and a meeting between Brune and Gustav IV Adolf of Sweden raised Napoleon's suspicions, and he was not afterwards employed during the Empire. Ώ]

Brune was recalled to active service in 1815, during the Hundred Days, and as commander of the army of the Var, he defended the south of France against the forces of the Austrian Empire. He was murdered by royalists during the White Terror at Avignon, during the opening stage of the Bourbon Restoration. Ώ] His body was thrown in the river Rhône, but was later recovered and buried in a pyramid-shaped tomb in the cemetery of Saint-Just-Sauvage. [ citazione necessaria ]


Family tree of Guillaume BRUNE

The son of a lawyer, he was born at Brive-la-Gaillarde, Corrèze. Brune settled in Paris before the French Revolution, studied law, and became a political journalist. Following the French Revolution he joined the Cordeliers and was a friend of Georges Danton. He was appointed Brigadier General in 1793 and took part in the fighting of the 13 Vendémiaire (5 October 1795) against royalist insurgents in Paris. [1]

In 1796 he fought under Napoleon Bonaparte in the Italian campaign, and was promoted Général de Division for good service in the field. He commanded the French army which occupied Switzerland in 1798 and established the Helvetic Republic, and in the following year he was in command of the French troops in defence of Amsterdam against the Anglo-Russian invasion of Holland under the Duke of York, which was completely successful – the invaders were defeated in the Battle of Castricum, and compelled, after a harsh retreat, to re-embark.


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Geographical origins

The map below shows the places where the ancestors of the famous person lived.


Guillaume Marie-Anne Brune -->

Guillaume Marie Anne Brune, Conte Brune (1763 - 1815) a fost un diplomat și general francez al perioadei revoluționare și napoleoniene căruia i s-a acordat demnitatea de Mare↚l, în cadrul primei „promoții” de mare↚li ai Imperiului.

Prieten apropiat al lui Georges Danton, faptele sale de arme țin mai ales de războaiele revoluționare, ocazie cu care Brune a luptat sub comanda lui Bonaparte în Italia, devenind general de brigadă din august 1793 și general de divizie din noiembrie 1797. Comandă armatele din Elveția și din Italia. În 1799, armata franceză comandată de Brune a învins decisiv la Bergen (19 septembrie) o armată anglo-olandeză care încerca să ocupe Olanda. Îl înlocuiește pe André Masséna la comanda armatei din Italia, în 1800. Faptele sale de arme i-au adus bastonul de Mare↚l încă din 1804. După ce a fost ambasador la Constantinopole, între 1802 și 1804, este general 𡧯 al armatei staționate la Boulogne, apoi guvernator al ora↞lor hanseatice, apoi comandantul Corpului de Observație al „Marii Armate”. Cu toate acestea, cariera sa militară aproape că ia sfârșit din 1807, când are loc un incident diplomatic. Ceea ce i s-a repro↚t lui Brune cu această ocazie a fost folosirea într-un context oficial a sintagmei 𠇪rmata franceză” în loc de 𠇪rmata Maiestății Sale Imperiale”, cunoscute fiind simpatiile republicane ale Mare↚lului. Dizgrația sa va continua până în 1814, când se raliază regimului regal, doar pentru a i se alătura lui Napoleon în timpul celor o sută de zile, primind comanda garnizoanei militare din Marsilia. Mare↚lul Brune a fost asasinat la Avignon de reacțiunea regalistă cunoscută sub numele de "Teroarea Albă". Numele său este înscris pe Arcul de Triumf din Paris.


Guillaume-Marie-Anne Brune

Guillaume Marie Anne Brune, 1st Comte Brune (13 March 1763 – 2 August 1815) was a French soldier and political figure who rose to Marshal of France.

The son of a lawyer, he was born at Brive-la-Gaillarde, Corrèze. Brune settled in Paris before the French Revolution, studied law, and became a political journalist. Following the French Revolution he joined the Cordeliers and was a friend of Georges Danton. He was appointed Brigadier General in 1793 and took part in the fighting of the 13 Vendémiaire (5 October 1795) against royalist insurgents in Paris.

In 1796 he fought under Napoleon Bonaparte in the Italian campaign, and was promoted Général de Division for good service in the field. He commanded the French army which occupied Switzerland in 1798 and established the Helvetic Republic, and in the following year he was in command of the French troops in defence of Amsterdam against the Anglo-Russian Invasion of Holland under the Duke of York, which was completely successful - the invaders were defeated in the Battle of Castricum, and compelled, after a harsh retreat, to re-embark. He rendered further good service in Vendée and in the Italian Peninsula during the years 1799 - 1801 (winning the Battle of Pozzolo).

In 1802 Napoleon dispatched Brune to Constantinople as ambassador to the Ottoman Empire. During his two-year diplomatic service, he initiated relations between France and Persia.

Following his coronation as Emperor of the French in 1804, Napoleon made Brune Marshal of the Empire (Maréchal d'Empire). In 1807 Brune held a command of troops fighting in the North German campaign and occupied Swedish Pomerania, but Brune's staunch republicanism and a meeting between Brune and Gustav IV Adolf of Sweden raised Napoleon's suspicions, and he was not afterwards employed during the Empire.

Brune was recalled to active service in 1815, during the Hundred Days, and as commander of the army of the Var, he defended the south of France against the forces of the Austrian Empire. He was murdered by royalists during the White Terror at Avignon, during the opening stage of the Bourbon Restoration. His body was thrown in the river Rhône, but was later recovered and buried in a pyramid-shaped tomb in the cemetery of Saint-Just-Sauvage.


From Breve-la-Gaillarde in Limousin (southern Central France), Brune was a political journalist before he took part in the 13 Vendemiarie rebellion's quelling on 5 October 1795. As a reward he was made an assistant to Napoleon Bonaparte in the Italian Campaign of 1796 and he was responsible for the creation of the Helvetic Republic following the 1798 invasion of the Swiss Confederation. 

In 1804, after serving two years as Ambassador to the Ottoman Empire, he was made a Marshal of France by Emperor Napoleon I and fought in the battles in Germany. He took over the Army of Bavaria in 1805 when its commander, Louis-Nicolas Davout, was wounded and conquered Swedish Pommerania. In June 1805 he fought against France's erstwhile allies, the Batavian Republic, but was defeated in the Battle of Rotterdam by the Dutch. In 1807 he was dismissed after he met with Gustav IV of Sweden, making Napoleon suspicious. However, he was made a general during the Russian Campaign of 1812 and was responsible for reinforcing Napoleon in the Fall of Moscow. His army was then dispatched home to fight Austria during the War of the Sixth Coalition (1812-1814). 

Brune rejoined Napoleon's  service during the Hundred Days of 1815 and defended southern France from the Austrian Empire . He was murdered shortly after Napoleon's defeat by loyalists and his body thrown in the Rhone River. It was recovered soon after and buried.


Napoleon’s Masterpiece, the Battle of Austerlitz

On August 26, 1805, a post chaise left the town of Mainz and rolled east toward the Rhine River. Inside the carriage sat a man, 6 English feet in height, with black corkscrew curls tumbling over his suit collar, dark flashing eyes and a black mustache. He had a handsome face, marred only by a scar on his lower jaw, the result of a bullet wound. In his hands he held a book by Marshal Charles Louis Auguste Fouquet, comte de Belle-Isle, describing the French campaign in Bohemia in 1742. On the man’s passports was the name Colonel de Beaumont.

Moving rapidly, the carriage traveled to Frankfurt, then turned southeast toward Offenbach and Wurzburg. It proceeded to the town of Bamberg on the Regnitz River. Carefully skirting the border of the Austrian empire, it followed the course of the Regnitz southward to Nuremberg. Turning east again, it rolled to the Danube, tracing that river’s course to Regensberg. There, it clattered across the Danube on the great stone bridge and continued to Passau. From there, the carriage turned west toward Munich, drove on to Ulm and through the Schwarzwald (Black Forest).

On September 10, the carriage rolled to a stop at Strasbourg, France, where Colonel de Beaumont reverted to his true identity: Joachim Murat, marshal of France, grand admiral of the empire, senator of France, governor of Paris, grand master of the cavalry…and brother-in-law of Napoleon I, emperor of the French. That same day, a succession of signal flags transmitted Murat’s coded report to Napoleon in Paris:

Sire:
I have traveled to all of the points that your Majesty ordered me to visit….I hope to furnish the different information that you required, such as the distances, the localities, the positions, the nature and states of roads and resources that exist on the communications between the principal points. I have also made notes on the principal rivers as well as the approaches to Bohemia and the Tyrol….

There exists at Wels a corps of about 60,000 men at Braunau on the Inn, one of from 10 to 12,000, and a camp has been set up there for 30,000…already some Austrian soldiers have arrived at Salzburg it is generally believed that they are going to occupy Bavaria….

Prince Charles is to be the commander in Italy, and the Emperor on the Rhine. Their principal objective is to act in Italy, which appears probable given the extraordinary preparations taking place in the Tyrol….On Lake Constance there are about 15,000 men. A great number of Russians are on the frontiers of Galacia, the number is said to be 80,000 men. General Weyrother is, it is said, to be going to guide them. Finally, everything in Austria has a warlike attitude….

In Paris, at the Palace of Saint Cloud, Murat’s observations were added to those from other sources. As Napoleon studied his situation map, the red and black pins that marked the positions of French forces and their rivals revealed that an overwhelming force was gathering against France.

Largely in reaction to First Consul Napoleon Bonaparte’s coronation as emperor on December 2, 1804, on August 9, 1805, Britain, Austria, Russia, the Netherlands, Sweden, Naples and a collection of German principalities formed a new alliance against France. This Third Coalition’s objective was to force France back inside its territorial boundaries of 1789, before the French Revolution. To achieve that, the coalition planned to put more than 400,000 men into the field, far more than Napoleon could muster, and strike France from two directions.

Austria’s best general, Field Marshal Archduke Charles of Hapsburg-Lorraine, would attack in northern Italy with 94,000 men, recapture Austria’s former possessions there, then advance into southern France. Meanwhile, Austrian Archduke Ferdinand D’Este, with Quartermaster-General Karl Freiherr Mack von Leiberich as his chief of staff and mentor, would advance with 72,000 men along the Danube to discourage the elector of Bavaria from joining Napoleon and to cover the approach of Austria’s Russian allies. By October 20, the first Russian army, 50,000 men under Field Marshal Mikhail Kutuzov, would arrive, followed by another 50,000 men under Field Marshal Count Friedrich Wilhelm Büxhowden. The Russian armies would join Archduke Ferdinand and Mack for a combined invasion of northern France. To cover the two main offensives, an additional Russian force of 20,000 under General Count Levin

Bennigsen would protect the northern flank of the Danube offensive, while an additional Austrian force of 22,000 men under Archduke John would operate in the Tyrol.To distract French attention from the coalition’s main offensives, a force of 40,000 Russians, Swedes and British would advance through northern Germany into Holland, while 30,000 Russians and British would land in Naples, join with 36,000 Neapolitans and advance up the Italian Peninsula into northern Italy.

In the face of these multinational threats, Napoleon realized that his immediate project — a cross-Channel invasion of England — was now impossible. As a result of the military intelligence gathered by Murat and others, however, he had complete knowledge of the coalition’s plan. His response would be a preemptive strike into central Europe. He would try to destroy the army under Ferdinand and Mack before the Russians could arrive, then crush the Russians in turn. Meanwhile, Marshal André Masséna, with 50,000 men, would tie down Archduke Charles’ army in Italy. Marshal Guillaume Marie-Anne Brune, with 30,000 men, would forestall the coalition advance into Holland, and Général de Division Laurent Gouvion St. Cyr, with 18,000, would march on Naples to prevent any coalition advance there.

The instrument for Napoleon’s offensive against Ferdinand and Mack stood at Boulogne on the English Channel. Il suo Grande Armée, 180,000-strong, highly trained, well armed and mobile, was ready for action.

Il Grande Armée was divided into seven corps, each commanded by a marshal of France. Jean Baptiste Bernadotte commanded the I Corps Auguste-Fredéric-Louis Marmont, the II Corps Louis-Nicholas Davout, the III Corps Jean-Baptiste de Dieu Soult, the IV Corps Jean Lannes, the V Corps Michel Ney, the VI Corps and Pierre Franois Charles Augereau, the VII Corps. Joachim Murat commanded the Cavalry Reserve. The seven corps, Cavalry Reserve and Imperial Guard under Napoleon’s own hand totaled 145,000 infantry and 38,000 cavalry to this would be added 25,000 Bavarian allies.

On August 27, the Grande Armée broke camp and marched east. Bernadotte’s I Corps, stationed at Hanover, headed for Wurzburg to collect the Bavarians, while the other six corps converged on the Rhine. Napoleon believed that ‘The force of an army…is the sum of its mass multiplied by its speed.’ The distance from Boulogne to the Rhine is 450 miles, and each soldier covered it on foot, carrying his knapsack and musket, a total of 65 to 75 pounds. The price was high. Jean Roch Coignet, a private in the Foot Grenadiers of the Imperial Guard, recalled: ‘Never was there such a terrible march. We had not a moment for sleep, marching by platoon all day and all night, and at last holding onto each other to prevent falling. Those who fell could not be awakened. Some fell into the ditches. Blows with the flat of the sabre had no effect upon them. The music played, the drums beat a charge nothing got the better of sleep….’

On September 26, the ‘torrents’ of the Grande Armée crossed the Rhine. The march continued into Germany until after wheeling to the south on October 6, the army found itself in line along the Danube from Ulm to Ingolstadt. Napoleon’s army was now farther east than the unsuspecting army of Ferdinand and Mack, which had imprudently advanced along the Danube to Ulm in Bavaria. By the time the Austrians realized what was happening and struck north to attack the French, it was too late. The Austrian army was encircled, driven into Ulm and surrounded. On October 20, Mack and 27,000 surviving Austrian soldiers laid down their arms. Ferdinand, with 6,000 cavalry, managed to escape. As the French soldiers marched away from Ulm they sang:

General Mack
As if he was a pinch of tabac./blockquote>

But where were the Russians? In a staggering display of administrative ineptitude, the Allied staffs had failed to recognize that while the Austrians followed the Gregorian calendar, the Russians still employed the older Julian calendar. In 1805 the difference was 12 days. So while the Austrians expected the Russian army to arrive on October 20, the Russians did not expect to join the Austrians until November 1.

With the coalition Danube army eliminated, Napoleon was free to turn against Kutuzov’s Russian army, now approaching from the east. The French emperor’s strategy was to try to force it south to cut its communications with Russia, but his attempts failed. Although Murat’s cavalry seized the Danube bridges at Vienna on November 13, the wily Kutuzov managed to evade the French advance and escape.

Napoleon was forced to pursue. On November 20, he arrived at Brünn, a small town 80 miles north of Vienna and 125 miles east of Prague. To the west of the town, he found Kutuzov, who had now been joined by Büxhowden and a scratch Austrian force under Field Marshal Jean-Joseph, Prince of Liechtenstein. Napoleon, with 60,000 men at hand now faced Kutuzov with 73,000. Moreover, Kutuzov expected another Russian force under Lt. Gen. Magnus Gustav Essen to arrive from Poland shortly, and Archduke Ferdinand, having gathered up 10,000 Austrian troops in Bohemia, was ready to push eastward to support Kutuzov. What was worse for the French, on October 30, Archduke Charles had attacked Masséna at Caldiero, then skillfully extricated his powerful army from Italy and disappeared into the Alps. There, he had combined his army with Archduke John’s, and the two brothers were now moving north.

Napoleon was in trouble, and he knew it. Il Grande Armée was deep in enemy territory, his immediate force was heavily outnumbered and huge coalition reinforcements were on the way. Moreover, Prussia, impressed by Third Coalition successes, was showing great interest in joining it. To win the war, all Kutuzov had to do was avoid battle.

Napoleon calculated, however, that even if Prussia decided to join the coalition against him, it would not be able to put an army into the field for at least a month. The same was true for Archduke Charles’ army, whose progress from Italy would be slowed by the forces of Masséna, Ney and Marmont. All Napoleon had to do was to crush Kutuzov’s army before those coalition reinforcements arrived. And if Kutuzov was unwilling to engage him, he would have to trick Kutuzov into attacking him.

Napoleon’s plan would be aided considerably by the arrival at Kutuzov’s headquarters of Austrian Emperor Francis II and Russian Tsar Alexander I. The inexperienced tsar was accompanied by a retinue of young officers eager to show their contempt for the French army. While Kutuzov counseled waiting until overwhelming reinforcements arrived, Alexander capitulated to the pressure of his aides and the vision of becoming the ‘new St. George of Europe crushing the dragon.’ Now without influence, a chagrined Kutuzov mentally abdicated his command.

Napoleon was confident that the Allies, with their numerical superiority, would be tempted to attack him. To encourage their belief in the weakness of the Grande Armée, on November 21, he ordered Soult and Lannes to occupy the Pratzen heights and the village of Austerlitz, which was temptingly close to the Allied positions, and then to retire in feigned confusion, to simulate the beginning of a retreat. He followed this up with diplomatic action. On November 28 and again on the 29th, he sent a message to the tsar to ask for an armistice and a personal interview.

Alexander ignored napoleon’s request, sending only his chief aide-de-camp, General-Adjutant Prince Piotr Dolgorukov. If the French emperor wanted peace, Dolgorukov demanded, he must give up Italy immediately if he continued the war, Belgium, Savoy and Piedmont would be added to the price. Général de Division Anne-Jean-Marie-Rene Savary, one of Napoleon’s aides-de-camp, recorded that ‘The conversation began immediately and quickly became animated it appeared that Dolgorukov had failed to display the tact required for his mission, for the Emperor addressed him brusquely: `If that is what you would have me concede, go and report to your Emperor Alexander that I would not have counted on his good disposition that I would not have compromised my army that I would not have depended on his sense of justice to obtain terms if he wishes it, we will fight, I wash my hands of it.’ ‘

Dolgorukov reported that the French army was on the verge of dissolution and Napoleon would do anything to avoid a battle. A jubilant Austro-Russian army made ready to attack.

Napoleon concentrated the Grande Armée in a triangle formed by the villages of Puntowitz, Bosenitz and Lattein between the village of Austerlitz, occupied by the Austro-Russians, and the town of Brünn, occupied by the French. His front formed the arc of a circle, facing southeast toward the enemy. From north to south stood Lannes’ V Corps, the Imperial Guard, Général de Division Nicholas-Charles Oudinot’s Combined Grenadier Division, Murat’s Cavalry Reserve and Soult’s IV Corps — 60,000 soldiers in all.

Anchoring the north end of the French position was a prominent hill that rose 900 feet above the plain, named the Santon. From the Santon the French line extended about four miles south along the Goldbach stream, which flowed through a valley of marshes, stagnant watercourses and ponds. From north to south the Goldbach was lined by a series of hamlets with wide, muddy streets and single-story thatched houses. The most important of these were Sokolnitz and, 900 yards to the south, Telnitz, which marked the extreme left of the French line. Beyond Telnitz the Goldbach terminated in a series of wide, shallow ponds. The Goldbach and ponds were covered with melting ice, and their muddy banks were slippery. The Allies occupied a line east of the French positions, running north to south to the east of the Goldbach and centered on the Pratzen plateau, which the French had abandoned to them.

General-Feldwachtmeister Franz Ritter von Weyrother, chief of staff for the Austro-Russian army, and another favorite of the tsar’s, drew up the battle plan. Weyrother announced his plan to general officers at a staff meeting held at a house near Austerlitz early on December 2. Lieutenant General Count Alexandre-Louis Andrault de Langéron described the scene:

At one o’clock in the morning, when we were all assembled, General Weyrother arrived, and on a large table spread out an immense map, very precise and detailed, showing the area of Brünn and Austerlitz, then read out his dispositions in a loud voice and with an air that announced a conviction of his self-importance and our incapacity. He resembled a professor reading a lesson to young scholars: perhaps we were scholars, but he was far from being a good professor. Kutuzov, who was sitting in a chair half asleep when we arrived at his house, was completely asleep by the time we departed. Büxhowden stood listening but certainly understood nothing. Miloradovich said nothing. Przhebishevsky kept in the background, and only Dokhturov examined the map with interest.

Weyrother’s grandiose plan envisioned five columns of coalition soldiers, 41,000 men, sweeping down on the French right flank to cut their communications with Vienna and roll up Napoleon’s army from south to north. The columns, numbered I to V, would be respectively commanded by: General Dmitry S. Dokhturov, 13,000 (including an advance guard of 5,000 under Feldmarschall-Leutnant Michael Freiherr von Kienmayer) General Langéron, 10,000 Lt. Gen. Ignaty Y. Przhebishevsky, 6,000 Lt. Gen. Mikhail A. Miloradovich, 12,000 and Feldmarschall-Leutnant Liechtenstein, 5,000. Meanwhile, Maj. Gen. Prince Piotr Bagration, with 12,000 men, would draw the attention of the French left wing. Finally, Grand Duke Constantin Pavlovich, Tsar Alexander’s brother, with 8,500, would remain in reserve with the Russian Imperial Guard. Weyrother was confident that his plan would destroy Napoleon’s army to win the battle, the campaign and the war.

The extreme right flank of the French line was held by Général de Division Claude Juste-Alexandre-Louis comte de Legrand’s division of Soult’s IV Corps. At dawn on December 2, Legrand’s soldiers could hear the sound of marching columns through the thick morning mist that covered the battlefield. With only 2,400 men, his division was about to face an onslaught by more than 30,000 Allied soldiers.

At 8:30 a.m. Dokhturov’s I Column rolled forward to attack Telnitz. austriaco General-Feldwachtmeister Carl Freiherr Stutterheim described the attack: ‘Twice the Austrians were repulsed and twice they again advanced to the foot of the hill, which it was necessary to carry, in order to arrive at the village….Two Austrian battalions…charged the enemy with impetuosity, attacked the village, gained possession of it and were followed by the remainder [of the column]. The French, on the approach of such superior numbers, evacuated the defile, and drew up on the further side [of the Goldbach] in order of battle.’

To the north, Langéron’s II Column, reinforced by Przhebishevsky’s III Column, swarmed forward to attack the village of Sokolnitz. ‘The French,’ recorded Langéron, ‘defended themselves doggedly along the length of the stream and to the left of Sokolnitz. The 8th chasseurs and the regiments of Wibourg and Perm suffered a great deal, but at last, these three regiments and the column of Przhebishevsky carried the village and the French were forced to retire….’

By early morning the coalition forces had pushed the French out of Sokolnitz and Telnitz and were bending back the right flank of the French army. Columns IV and V, under Miloradovich and Liechtenstein, were marching across the Pratzen plateau and down onto the French right. The Austro-Russian left wing under Bagration was advancing to pin down the French left wing. Liechtenstein’s cavalry was spreading out to fill the widening gap between the Allied center and right. Thus far, all was going according to Weyrother’s plan.

About this time, according to Corporal Elzéar Blaze of the French 108th Régiment de Ligne, a captured French officer was brought before Tsar Alexander for interrogation.

‘Of which army corps are you?’ the tsar asked.

‘The third,’ the Frenchman replied.

‘That can’t be true — that corps is in Vienna.’

‘It was there yesterday today, it’s here.’

It was true. After a forced march of 80 miles, covered in just 50 hours, Davout’s III Corps had arrived to support the French right flank. The coalition attacks through Telnitz and Sokolnitz, slowed, then faltered.

Meanwhile, in the fog-filled valley below the Pratzen plateau, Napoleon stood quietly, gazing intently toward the plateau. Concealed by the low heights behind him stood the mass of his cavalry, Oudinot’s Grenadier Division and the Imperial Guard. With them, too, stood the soldiers of Bernadotte’s I Corps, 11,000-strong, who had force-marched from Iglau during the night. Napoleon now had 75,000 men and 157 guns to face the Allies’ 73,000 men and 318 guns.

Napoleon asked Soult, ‘How much time do you require to crown that summit?’ ‘Ten minutes,’ answered the marshal. ‘Then go,’ said the emperor, ‘but you can wait another quarter of an hour, and it will be time enough then!’

At 9 a.m. two divisions of Soult’s IV Corps marched forward. Supported on their left by Bernadotte’s I Corps, the French columns climbed the slopes of the plateau and emerged from the fog. The astonished Russians fought to hold back the French attack. Kutuzov tried to call back the rear of Miloradovich’s column, but few units could be turned around in time. The French pushed over the Pratzen, and the coalition troops fell back in confusion toward Austerlitz.

At 10:30 Kutuzov counterattacked the Pratzen. Soult stopped his line from collapsing by skillful deployment of his corps artillery. Alle 13:00 a new Russian attack swept in as its Imperial Guard Cavalry under Grand Duke Constantin Pavlovich stormed up from Austerlitz. Soult was in the middle of the fire. One of his officers was wounded a ball struck the horse of his aide-de-camp, Lieutenant Auguste Petit, breaking its halter. Unable to resist this new attack, some of Soult’s exhausted troops broke and abandoned the summit. Napoleon ordered Général de Brigade Jean Rapp to lead the French Imperial Guard cavalry against the Russian attack. ‘[I]t was not until I came within gun-shot of the scene of action,’ recorded Rapp, ‘that I discovered the disaster. The enemy’s cavalry was in the midst of our square, and was sabering our troops. A little further back we discerned masses of infantry and cavalry forming the reserve. The enemy relinquished the attack, and turned to meet me….We rushed on the artillery, which was taken. The cavalry, who awaited us, was repulsed by the same shock they fled in disorder, and we, as well as the enemy, trampled over the bodies of our troops, whose squares had been penetrated…all was confusion we fought man to man. Finally, the intrepidity of our troops triumphed over every obstacle.’ Although wounded twice, Rapp himself captured Prince Nikolai G. Repnin-Volkonsky, colonel of the Russian Chevalier-gardes.

Meanwhile, on the french left, Lannes’ V Corps attacked Bagration to prevent the Russian from joining the struggle in the center. Lannes’ advance was stubbornly contested by Bagration and Liechtenstein, but Murat led his heavy cavalry in a charge that overwhelmed the Russian force. Bagration began a measured withdrawal from the battlefield.

Calling the remainder of the Imperial Guard to the Pratzen plateau, Napoleon ordered it and Soult’s survivors to swing south along the heights to envelop the Austro-Russian left. ‘We charged like lightning,’ wrote Thomas-Robert Bugeaud, a Velite Grenadier in the French Imperial Guard, ‘and the carnage was horrible. The balls whistled. The air groaned with the noise of cannon and power threatening voices, closely followed by death. Very soon the enemy’s phalanx was shaken and thrown into disorder at last we overthrew them entirely.’

By 3:30 p.m., French guns and infantry were firing from the Pratzen into the massed enemy below. The only possible Austro-Russian escape route lay over the frozen ponds at their backs. The coalition soldiers tried to flee over the ice, but it broke under the French bombardment, and the retreat became a rout. Sometime after 4 p.m. the guns fell silent the Battle of Austerlitz was over.

The coalition forces had lost a staggering 29,000 men dead, wounded or captured, along with most of their guns and equipment. Il Grande Armée had suffered fewer than 8,300 dead or wounded and some 600 prisoners. Recorded Langéron: ‘The fact is that neither the regiments, nor the commanders, nor the generals had the necessary experience to resist the veteran warriors of Napoleon, that it was a great error to confront them and an even greater error to believe that we had only to present ourselves to defeat them.’

Three days after the battle, Emperor Francis II, disgusted with Tsar Alexander and his Russians, signed an armistice with France. Alexander, disgusted with Francis II and his Austrians, limped away to the east. The Third Coalition collapsed. On December 26, 1805, France signed the Peace of Pressburg with Austria. By the treaty Austria lost Venice, Istria and Dalmatia to France, and the Austrian Tyrol to Bavaria. Napoleon I, emperor of the French, 10 years before an unknown French general, was on his way to becoming master of Europe.

This article was written by James W. Shosenberg and originally published in the December 2005 issue of Storia militare rivista. Per altri fantastici articoli assicurati di iscriverti a Storia militare rivista oggi!



Commenti:

  1. Ethelbert

    Mi dispiace di non poter fare a meno di nulla. Spero che gli altri ti aiuteranno qui.

  2. Mezir

    Credo che tu abbia sbagliato. Abbiamo bisogno di discutere. Scrivimi in PM, parla.

  3. Majin

    Secondo me qui qualcuno è andato in cicli

  4. Krany

    Fantascienza:)

  5. Gauvain

    Non è logico

  6. Kazragar

    Bene! Non raccontare favole!



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