Confine tra l'Impero Romano d'Occidente e d'Oriente

Confine tra l'Impero Romano d'Occidente e d'Oriente


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Dopo la crisi del III secolo, l'Impero Romano fu più volte suddiviso, finendo con la sua divisione nelle parti occidentale e orientale. Sebbene gestite da amministrazioni separate da quello che so sull'argomento, sembra che almeno ideologicamente queste due parti siano state considerate come suddivisioni di un unico impero fino alla fine dell'ufficio imperiale occidentale.

Ciò solleva la domanda: cosa stava accadendo ai confini tra le diverse suddivisioni dell'Impero Romano? Qualcuno che viaggia tra due parti incontrerebbe maggiori difficoltà e dovrebbe pagare tariffe extra rispetto al viaggio all'interno di una parte? Come sarebbe paragonabile al confine esterno?

Esempi da fonti specifiche sarebbero molto apprezzati.


Il confine esterno dell'impero romano tendeva ad essere segnato più o meno con vari sistemi di difesa e caratteristiche naturali come i fiumi Reno e Danubio in Europa.

Le caratteristiche difensive comprendevano strade militari più o meno lungo il confine, forti, posti di guardia, postazioni doganali ai valichi di frontiera, palizzate, dighe di terra e muri in pietra. Quindi era spesso molto facile dire quando entravi o uscivi dall'Impero Romano nel suo insieme.

Con la conquista dell'Italia, le vie preparate furono estese da Roma e dalle sue vicinanze ai comuni periferici, talvolta sovrapponendosi a strade precedenti. Costruire viae era una responsabilità militare e quindi era sotto la giurisdizione di un console. Il processo aveva un nome militare, viam munire, come se la via fosse una fortificazione. I comuni, invece, erano responsabili delle proprie strade, che i romani chiamavano viae vicinales. La bellezza e l'imponenza delle strade potrebbero indurci a credere che qualsiasi cittadino romano potesse utilizzarle gratuitamente, ma non era così. I pedaggi abbondavano, specialmente ai ponti. Spesso venivano raccolti alle porte della città. I costi di trasporto sono stati resi ancora più pesanti dalle tasse di importazione ed esportazione. Queste erano solo le tariffe per l'uso delle strade. I costi dei servizi durante il viaggio sono aumentati da lì.

https://en.wikipedia.org/wiki/Roman_roads1

Per combattere le attività di ladri e banditi, la maggior parte delle strade romane era pattugliata da speciali distaccamenti di truppe dell'esercito imperiale noti come "stationarii" e "beneficiarii". Questi soldati presidiavano posti di polizia e torri di guardia sia in aree ad alto traffico che in aree remote per aiutare a guidare i viaggiatori vulnerabili, trasmettere messaggi e tenere d'occhio gli schiavi in ​​fuga. Hanno anche raddoppiato come esattori di pedaggio. Come le autostrade moderne, le strade romane non erano sempre gratuite e le truppe erano spesso in attesa di riscuotere tasse o tasse sulle merci ogni volta che il percorso raggiungeva un ponte, un passo di montagna o un confine provinciale.

http://www.history.com/news/history-lists/8-ways-roads-helped-rome-rule-the-ancient-world2

I romani erano anche soliti riscuotere dazi come tasse statali e provinciali o comunali. Già in epoca romana i dazi doganali costituivano una parte significativa delle entrate pubbliche per l'erario dello Stato. In alcuni punti di comunicazione delle province esistevano stazioni doganali (stationes) dove venivano addebitati i dazi per le merci che transitavano in tali punti. L'importo dei dazi era del 2,5% (quadrogesimo) del valore delle merci importate. Venne anche appaltata la riscossione dei dazi doganali, dapprima concessa anche ai contadini delle classi di popolazione domiciliata, e successivamente, dalla metà del II secolo in poi, i dazi furono riscossi da funzionari che nel nostro territorio furono chiamati publicum portarii Illyrici et ripae Thraciae.

Costumi interni nell'Impero Romano1

Quindi se a volte venivano addebitati dazi doganali interni e pedaggi per l'uso delle strade, i viaggiatori potevano chiedere o sapere in quale provincia o diocesi o prefetture si trovavano e a quale parte dell'impero apparteneva. Gli uffici governativi e gli edifici pubblici - forse compresi i posti di riscossione del pedaggio - di solito avevano ritratti dell'imperatore o degli imperatori. E forse l'imperatore d'oriente era sempre più prominente nell'impero d'oriente e viceversa.

Dalle mappe che ho visto, il confine tra gli imperi orientale e occidentale in Africa era nell'odierna Libia, tra Sirte e Bengasi, e probabilmente vicino a Bin Jawad, As Sidr o Ras Lanuf. La provincia della Tripolitania sarebbe stata nell'impero occidentale, e la Cirenica - la provincia della Libia Superiore - nell'impero orientale. Non so quanto fosse visibile il confine tra est e ovest in Africa.

In Europa il confine tra la parte orientale e occidentale dell'impero era molto più lungo. Nel sud, la provincia della Dalmazia era nella parte occidentale e la provincia di Praevalitana era nella parte orientale. A nord, la Dalmazia era nella parte occidentale dell'impero e la Mesia I era nella parte orientale. Parte della provincia di Pannonia II ad ovest era a nord di parte della Mesia I.

Il fiume Sava era il confine tra la Pannonia II a nord e la Mesia I a sud. Il fiume Drina che zigzaga verso nord per unirsi al fiume Sava era in parte il confine tra Dalmazia e Mesia I. Oggi fa parte del confine tra Bosnia ed Erzegovna e Serbia. Il confine era approssimativamente nord e sud da qualche parte sul fiume Drina al mare Adriatico da qualche parte vicino a Budva. La maggior parte del moderno Montenegro era ad est del confine.

https://en.wikipedia.org/wiki/Dalmatia_(Roman_province)#/media/File:Ancient_balkans_4thcentury.png">1

https://en.wikipedia.org/wiki/Geography_of_Montenegro#/media/File:Montenegro_Map.png">2

Gran parte del confine in Europa è stato fatto da fiumi. Attraversare quei tratti dei fiumi Save e Drina significava passare da una metà all'altra dell'impero. E i viaggiatori probabilmente dovevano pagare pedaggi e talvolta tariffe sulla loro merce quando attraversavano il confine.

E per quanto ne so, sarebbero state tutte le formalità necessarie.


Confini dell'Impero Romano

Mappa di tutti i territori un tempo occupati dall'Impero Romano. Le terre in ciano e magenta rappresentano quelle la cui conquista è dubbia. L'evidenza archeologica mostra tuttavia che l'area di Dortmund in Germania faceva parte dell'Impero all'inizio del I secolo d.C. Le linee gialle sono Limes.

I confini dell'Impero Romano, che hanno fluttuato nel corso della storia dell'impero, erano una combinazione di frontiere naturali (in particolare i fiumi Reno e Danubio) e fortificazioni artificiali che separavano le terre dell'impero dai paesi "barbari" al di là.


L'emergere del conflitto

Il 15 maggio 392 nella città gallica di Vienne morì l'imperatore dell'Impero Romano d'Occidente Valentiniano II. Secondo una versione, si è suicidato e, secondo un'altra versione più diffusa, è stato ucciso dal comandante della sua guardia, Arbogast. Il trono dell'Impero Romano d'Occidente rimase vacante per 3 mesi. Sotto l'ordine stabilito, l'imperatore dell'Impero Romano d'Oriente, Teodosio divenne il legittimo successore di Valentiniano, avendo l'autorità di nominare un nuovo imperatore co-regnante in Occidente. Tuttavia, il 22 agosto 392, il segretario Eugenio fu proclamato imperatore senza l'approvazione di Teodosio.

Dato il forte esercito al comando di Arbogast, amico di Eugenio, la guerra civile tra l'Impero Romano d'Oriente e quello d'Occidente sembrava inevitabile. Fattore non meno significativo fu la politica religiosa perseguita da Eugenio, che a differenza del cristiano Teodosio contribuì alla rinascita del paganesimo in Italia.


Dalla fondazione di Roma alla caduta dell'Impero

Questa mappa fa parte di una serie di 6 mappe animate che mostrano la storia di Roma e del suo Impero.

Roma era una piccola città italiana che crebbe di importanza fino a dominare l'intera area mediterranea. La città fu prima governata come monarchia, poi come repubblica e infine convertita in impero.

Fino al 509 aC Roma era governata da re. Dopo il leggendario fondatore, Romolo, i suoi governanti furono della tribù dei Sabini, seguiti dagli Etruschi. L'ultimo re di Roma fu Tarquinio il Superbo.

Sotto la Repubblica la città era governata da un senato, controllato dai patrizi e da due consoli, eletti per un anno.

Roma allargò gradualmente il suo territorio conquistando i suoi vicini, gli Etruschi, i Latini ei Sanniti. Occupava poi le regioni meridionali della penisola dove i greci avevano fondato un gran numero di colonie.

Durante le guerre puniche, Roma combatté contro Cartagine e gradualmente ottenne il controllo dei suoi territori nel Mediterraneo occidentale. La città di Cartagine fu catturata e completamente distrutta nel 146 a.C.

A ovest, Roma invase la Gallia meridionale e conquistò una vasta area dell'odierna Spagna.

A est invase la Macedonia e la Grecia e occupò il Regno di Pergamo.

Di conseguenza, Roma controllava la maggior parte della costa settentrionale del Mediterraneo.

Durante il I secolo aC ci furono grandi rivolte in Italia, mentre le campagne di conquista portarono i generali romani ad accumulare potere militare e politico.

Il più famoso di questi generali fu Giulio Cesare. Dopo la sua vittoria sui Galli, fu designato "dittatore a vita" prima di essere assassinato nel 44 a.C. Suo figlio adottivo, Ottaviano, fondò l'Impero Romano e prese il nome di Augusto. Il suo lungo regno portò una pace prolungata all'interno delle frontiere di Roma. In termini di politica estera, Augusto mantenne i piani di conquista militare di Roma ma, dopo una serie di sconfitte in Germania, decise di stabilire le frontiere dell'Impero lungo i fiumi Reno, Danubio ed Eufrate.

L'impero continuò ad estendere i suoi confini durante il I secolo dC conquistando la Gran Bretagna, la Tracia, la Cappadocia e la Mauretania.

Le ultime grandi guerre di conquista furono intraprese dall'imperatore Traiano all'inizio del II secolo, contro i Daci a nord del Danubio, poi contro i Parti in Armenia e in Mesopotamia. Tuttavia, il controllo dell'esercito romano di queste regioni remote era difficile da sostenere ed era giunto il momento di consolidare le frontiere dell'Impero. A metà del III secolo, l'Impero fu nuovamente minacciato da crisi politiche interne, mentre le sue frontiere erano attaccato da tribù barbariche. In più occasioni i Franchi, i Goti e gli Alamanni penetrarono in profondità nel territorio dell'Impero.

Dalla fine di questo III secolo, gli imperatori Diocleziano e Costantino I riuscirono a ristabilire i confini e ad introdurre profonde riforme per lo stato romano. Costantino fondò una nuova capitale, che chiamò Costantinopoli.

Durante il regno di Teodosio I vi fu una maggiore pressione sui confini esterni dell'Impero e l'imperatore autorizzò i Visigoti a stabilirsi nei territori romani a sud del Danubio.

Dopo la morte di Teodosio, nel 395, l'impero fu diviso tra i suoi due figli, confermando la divisione tra l'Impero Romano d'Oriente e l'Impero Romano d'Occidente.

All'inizio del V secolo, la situazione militare nell'Impero Romano d'Occidente stava peggiorando.

- Nel 406, diverse tribù germaniche, i Vandali, i Suebi e gli Alani, attraversarono il Reno, devastarono la Gallia e poi invasero la Spagna.

- Nel 410 i Visigoti invasero l'Italia e saccheggiarono Roma. Due anni dopo si stabilirono in Aquitania e in Spagna.

- Nel 429, i Vandali si recarono in Nord Africa e poi, dieci anni dopo, presero Cartagine.

L'ultimo imperatore, Romolo Augustolo, fu deposto da Odoacre, un capo tedesco, nel 476. L'evento segnò la fine dell'Impero Romano d'Occidente.

L'Impero Romano d'Oriente rimase in vigore fino al 1453. Era conosciuto come Impero Bizantino, dal nome originale della sua capitale Bisanzio.


Forze, movimento, schieramento

L'armatura e le armi di un Soldato Romano della fine del III secolo

Il giorno prima della battaglia decisiva, Fritigerno, il capo dei Goti, inviò un inviato diplomatico all'imperatore, offrendo una pace in cambio di un pezzo di terra. Non inaspettatamente, l'imperatore Valente declinò l'offerta.

La notte seguente, il 9 agosto 378, Valente lasciò la città di Adrianopoli, essendo stato informato che i Goti avevano costruito un accampamento a circa otto miglia dalla città. Lasciando la città solo scarsamente sorvegliata, l'imperatore romano si diresse verso la posizione dell'esercito ribelle gotico, fiducioso che li avrebbe schiacciati con facilità. Valente guidava un esercito di 40.000 uomini, veterani di guerra forti e di grande esperienza.

Nell'esercito di Valente c'erano probabilmente divisioni della Tracia, così come la prima e la seconda armata imperiale di Costantinopoli, che furono inviate al confine persiano nel 376 e ad ovest nel 377. In totale l'imperatore Valente aveva sette legioni sotto il suo comando e diversi ausiliari imperiali la cavalleria era composta da arcieri a cavallo e dalle guardie imperiali. È anche possibile che l'imperatore abbia cercato l'assistenza di alcune province e abbia ricevuto battaglioni da mischia di Lanciarii e Mattiarii. Inoltre, aveva Batavi, ma solo per un po', perché sarebbero fuggiti dalla battaglia all'inizio. Inoltre, c'era una divisione iberica di unità a cavallo e arcieri, guidata dal principe Bacurius l'iberico.

C'erano due eserciti gotici, i Thervings – guidati da Fritigern – e i Greutungs, sotto il comando di Alatheus e Saphrax. Gli eserciti gotici erano composti da unità di fanteria e cavalleria, dove la cavalleria era probabilmente la parte più grande. Per lo più, gli storici concordano sul fatto che i Goti erano nettamente più numerosi delle forze romane. L'ignoranza di Valente di questo fatto fu una delle ragioni principali dell'esito della battaglia.

Dopo una marcia di sette ore attraverso un terreno difficile, l'esercito romano doveva affrontare i Goti esausto. Ad un certo punto del pomeriggio, le legioni romane arrivarono all'accampamento dei Goti, stanche, disorientate e infelici. I Goti, che si erano accampati in cima a una collina, stavano aspettando dietro un cerchio di carri, insieme alle loro famiglie.


Mappa dell'Impero Bizantino, Storia, Fatti

Prima di addentrarci nel storia dell'impero bizantino, torniamo un po' indietro e parliamo brevemente degli ultimi anni dell'Impero Romano. Pertanto, possiamo avere un quadro più chiaro di come fu fondato l'Impero Romano d'Oriente, noto anche come Impero Bizantino. Mentre scopriamo il fatti sull'impero bizantino in 18 titoli, faremo uso anche di mappe.

1. Fondazione di Costantinopoli

L'impero romano era diffidente nel combattere i barbari (tribù germaniche e goti) a ovest e i persiani a est. Questi problemi fecero perdere a Roma il suo significato poiché gli imperatori volevano essere più vicini ai luoghi critici sia a est che a ovest. Pertanto, hanno iniziato a cercare un'altra capitale.

Il primo imperatore che volle spostare il centro dell'impero ad est fu Diocleziano. Risiede a Nicomedia (Izmit) durante i suoi primi anni come imperatore. Tuttavia, fu Costantino il Grande a cambiare definitivamente la capitale dell'impero.

Costantino costruì una nuova città sul Bosforo nel 330 e la chiamò Costantinopoli. La nuova capitale fu fondata su Bisanzio, colonia greca. L'imperatore vide la posizione vantaggiosa della nuova capitale durante la battaglia di Crisopoli, l'ultima battaglia della Tetrarchia.

Il Fondazione di Costantinopoli non era una decisione arbitraria, era basata su ragioni politiche e finanziarie. Il fatto che Istanbul sia una penisola ha reso quasi impossibile per i barbari attaccarla. Quindi, sarebbe una capitale al riparo dagli attacchi dei barbari.

Costantinopoli si trovava anche all'incrocio di antiche rotte commerciali. Era uno dei porti centrali sulle rotte tradizionali della seta e delle spezie. Per questo motivo aveva un brillante futuro nel commercio del Mediterraneo orientale.

2. La divisione dell'Impero Romano

Alla morte dell'imperatore Teodosio nel 395, l'impero fu diviso in due tra i suoi due figli. Onorio divenne l'imperatore dell'Impero Romano d'Occidente, mentre Arcadio prese il controllo dell'Impero Romano d'Oriente.

Arcadio fu il primo imperatore della Roma Orientale, che chiamiamo Impero Bizantino nella storia moderna. Tuttavia, a causa della fondazione di Costantinopoli, questo titolo è spesso attribuito all'imperatore Costantino.

Il divisione dell'Impero Romano ha aperto la strada al crollo di Roma occidentale a lungo termine. Quando la Roma occidentale crollò nel 476, la Roma orientale stava prosperando sia finanziariamente che politicamente. È stato principalmente perché l'Oriente non è stato colpito dalle invasioni barbariche così male come l'Occidente e ha mantenuto l'eredità politica e culturale che ha ricevuto dall'antica civiltà greca.

A causa della pesante tassazione delle terre coltivate nell'Impero Romano d'Oriente, i contadini si rifugiarono in potenti proprietari terrieri. Alla fine, questo portò a una sorta di feudalesimo nella regione.

3. Fatti sull'impero bizantino

Ora parliamo di alcuni fatti sull'impero bizantino. Il nome “Byzantine” è un termine coniato dagli storici moderni. Mentre il popolo bizantino si considerava romano, i sovrani erano conosciuti come imperatori romani. Consideravano Giulio Cesare, Augusto e Costantino come i loro antenati.

Dopo che gli Ottomani conquistarono Costantinopoli (1453), i cittadini di origine bizantina furono chiamati “Rum”. Questo significa romano in turco. Infatti, Mehmed II, il primo sultano ottomano a Istanbul, usò il titolo di imperatore romano in alcuni editti.

Tutto ciò era naturale e aveva basi legali, poiché Costantinopoli fu l'unica erede dell'antica Roma dopo la caduta di Roma occidentale. Fino a quando Carlo Magno fu proclamato Sacro Romano Imperatore dal Papa, gli imperatori bizantini rivendicarono l'eredità di Roma in Occidente.

Vediamo che il termine “bizantino” è stato usato nelle fonti occidentali dopo il XVI secolo. Bisanzio era il nome di Istanbul quando fu fondata come antica città greca nel VII secolo a.C. Il termine bizantino è stato usato per separare l'antica Roma dalla Roma medievale, che divenne ellenizzata.

4. Monumenti bizantini a Istanbul

Quando Costantinopoli fu fondata nel 330, un ippodromo come Circo Massimo a Roma è stato costruito. L'unico luogo in cui il popolo e l'imperatore si riunivano era l'Ippodromo per assistere alle corse dei carri. C'erano due squadre, i Blues ei Greens, in competizione per vincere varie competizioni.

I Blues simboleggiavano i ricchi di Istanbul e risiedevano nelle aree in cui vivevano aristocratici e senatori. I Verdi, invece, erano solitamente formati da mercanti, marinai e artigiani. Pertanto, i Verdi rappresenterebbero la parte democratica dell'opinione pubblica.

In questo modo, l'Ippodromo era anche l'unico luogo e metodo in cui le masse potevano essere ascoltate dai governanti. La Chiesa collaborava con i regnanti fin dal IV secolo e ne divenne il suo naturale sostenitore e alleato per mantenere lo status quo.

La capitale romana Costantinopoli fu decorata con magnifici monumenti. Ad esempio, l'Obelisco di Teodosio al centro dell'Ippodromo fu portato a Costantinopoli dall'Antico Egitto. Questo obelisco è oggi il monumento più antico di Istanbul.

Il Grande Palazzo dove risiedevano gli imperatori, the Foro di Costantino, la piazza più grande della città e la chiesa più grande della città, la Chiesa dei Santi Apostoli erano i monumenti più importanti di Costantinopoli in epoca romana.

È ancora possibile vedere alcuni di questi Monumenti bizantini a Istanbul. Tra questi ci sono chiese, rovine di palazzi, colonne e mura.

5. Attacchi barbari e divisioni religiose

L'Impero Romano d'Oriente ha dovuto affrontare attacchi barbari dal V secolo in poi. Goti, Vandali e Unni furono i più grandi nemici dell'Impero Romano in questo secolo.

Nel 440 Hun Khan Atilla saccheggiò tutti gli stati balcanici e raggiunse la Tracia ed è per questo che Bisanzio non fu abbastanza veloce da aiutare l'Impero Romano d'Occidente che era sull'orlo del collasso. Alla fine, l'Impero Romano d'Occidente cadde nel 476 a causa dell'invasione dei Goti.

Questo secolo vide anche l'emergere di una setta chiamata Monofisismo. Questa setta è più teologica e ha interpretato l'esistenza di Gesù Cristo in modo diverso. Gli imperatori bizantini versarono molto sangue per impedire che questa setta si diffondesse. Tuttavia, fallirono e questa separazione religiosa causò grandi problemi a Bisanzio a lungo termine.

divisioni religiose potrebbe anche essere osservato nelle corse dei carri. Supportati dagli aristocratici, i blu rappresentavano il cristianesimo ortodosso, mentre i verdi erano costituiti dalla minoranza monofisita.

6. Mappa dell'Impero Bizantino sotto Giustiniano

Giustiniano I fu senza dubbio l'imperatore più famoso dell'impero bizantino. L'imperatore Giustiniano I voleva vivere gli stessi giorni gloriosi dell'Impero Romano nell'Età Antica. Pertanto, ha lanciato vaste campagne militari. Queste campagne ebbero successo grazie a Belisario, Narsete e Mundus, gli abili generali di Giustiniano I. Puoi vedere chiaramente i frutti di queste conquiste militari sul Mappa dell'Impero Bizantino sotto Giustiniano regola sopra.

L'impero bizantino aveva ereditato l'eredità culturale dell'antica Grecia. Durante l'ascesa dell'Impero Bizantino, ogni città che possedeva questa eredità (Atene, Alessandria, Antiochia e Istanbul) si trovava entro i confini dell'impero.

La filosofia dell'antica Grecia e la scienza si mescolavano con l'ingegneria, la legge e l'ordine militare dell'Impero Romano. Questa formula magica funzionò come forza trainante per secoli per l'Impero Bizantino.

7. Rivolta di Nika e Codice Giustiniano

Anche se Giustiniano I fu l'imperatore bizantino di maggior successo, durante il suo regno si verificarono vari sviluppi avversi. Ad esempio, le lunghe guerre con i Goti per il dominio dell'Italia danneggiarono gravemente l'impero bizantino. Inoltre, le politiche di Giustiniano portarono a una sanguinosa Rivolta Nika nel 532.

Gli edifici più importanti furono incendiati durante questa rivolta ma fu schiacciata da un famoso generale di nome Belisario. Ha messo all'angolo 30.000 ribelli nell'Ippodromo e li ha massacrati violentemente. Va notato che fu l'imperatrice Teodora a persuadere il disperato Giustiniano a resistere ai ribelli.

Tuttavia, questo disastro ha anche innescato una delle più importanti realizzazioni architettoniche del mondo. Una magnifica struttura come Hagia Sophia è stata costruita al posto della Grande Chiesa distrutta.

Giustiniano doveva la maggior parte della sua fama a Codice Giustiniano, una raccolta delle leggi romane. Questo lavoro ha posto le basi del codice civile odierno.

L'impero bizantino affrontò immense perdite dopo Giustiniano I. I confini dell'impero che Giustiniano lasciò erano così vasti che era impossibile controllarli a lungo termine. Inoltre, la peste bubbonica negli ultimi anni di Giustiniano aveva dimezzato la popolazione dell'impero.

8. La diffusione dell'Islam

Grandi guerre furono combattute tra l'Impero Bizantino ei vicini Persiani all'inizio del '600. All'inizio, i Persiani marciarono fino al cuore dell'Anatolia. Tuttavia, l'imperatore Eraclio divenne il salvatore dell'impero all'ultimo minuto. Scacciò i Persiani dall'Anatolia e saccheggiò Ctesifonte, la leggendaria capitale dell'Impero Sasanide.

L'imperatore Eraclio fu uno degli imperatori più sfortunati nella storia dell'impero bizantino. Sebbene i primi anni del suo regno furono pieni di vittorie gloriose, perse metà delle terre dell'impero prima della sua morte. Ma come ha fatto la marea a cambiare così velocemente?

Mentre l'impero bizantino e quello persiano ci mettevano a ferro e fuoco, si stava costruendo un'alleanza senza precedenti. Un esercito islamico è stato formato dopo la diffusione dell'Islam da parte di Maometto e questo esercito altamente motivato ha iniziato una serie di conquiste.

La gravità della situazione non fu realizzata fino a quando l'esercito islamico non attaccò per la prima volta le terre bizantine. Quando l'intero esercito bizantino che avrebbe dovuto reprimere gli attacchi fu spazzato via, si notò che l'esercito islamico era una seria minaccia. Però, la diffusione dell'Islam era già iniziata e gli equilibri di potere nel Mediterraneo orientale sarebbero cambiati completamente.

9. Guerre arabo-bizantine

Il guerre arabo-bizantine erano una maratona che sarebbe durata 400 anni e la prima battaglia iniziò nel 636. La battaglia conosciuta come la battaglia di Yarmouk durò 6 giorni e fu una vittoria schiacciante per gli arabi. La più grande disgrazia dell'impero bizantino fu che Khalid ibn al-Walid guidò l'esercito islamico.

Khalid fu uno dei più grandi comandanti nella storia dell'Islam e circondò l'esercito bizantino con tattiche intelligenti e ne distrusse metà. Poiché l'Impero Bizantino subì grandi perdite a causa delle lunghe guerre con i Persiani, questo si rivelò per loro un risultato catastrofico irrecuperabile.

L'imperatore Herklius aveva pensato di iniziare un lungo periodo di prosperità dopo aver sconfitto i Persiani. Tuttavia, le sue aspettative si sono rivelate vuote. Anche prima della sua morte, le città più importanti dell'impero bizantino, vale a dire Alessandria, Gerusalemme e Damasco, andarono perdute.

I due acerrimi nemici dell'Impero Romano, che erano i Persiani sul fronte orientale e gli Unni sul fronte occidentale, divennero storia e nuove potenze li sostituirono. Da quel momento in poi, i più grandi nemici dell'Impero Bizantino furono gli eserciti islamici a est e i Bulgari che si stabilirono in Tracia a ovest.

10. Iconoclastia bizantina

La lotta tra gli arabi e l'impero bizantino durò per anni e un gran numero di importanti città furono perse durante l'era del califfato Rashidun (i primi quattro califfi). Tuttavia, il pericolo è cresciuto dopo che Muawiyah I (Governatore di Damasco) ha preso il controllo. Il califfato omayyade, fondato da Muawiyah, divenne così potente da raggiungere le porte di Costantinopoli.

In questo periodo di declino dell'impero bizantino, salì al trono l'imperatore Leone III. Fu il primo membro della dinastia isaurica. È cresciuto in un ambiente difficile con difficoltà e questo probabilmente ha contribuito al suo sviluppo come soldato. Credeva che le organizzazioni religiose e soprattutto i monasteri diventassero troppo ricche e avvelenassero il pubblico.

Pertanto, ha avviato un periodo noto come Iconoclastia bizantina. Le icone, i mosaici e gli affreschi che contribuirono al potere della chiesa furono distrutti. Non voleva che la chiesa influenzasse il pubblico attraverso questi oggetti. Inoltre, ha confiscato le proprietà dei monasteri e sono state trasferite al tesoro dello stato.

Gli uomini che erano isolati nei monasteri erano esentati dal servizio militare prima di Leone III. Tuttavia, l'imperatore fece riforme militari e cambiò questa pratica. Dopo lunghi tentativi, Leone III e i suoi successori riuscirono a rimettere in carreggiata l'impero. Tuttavia, l'iconoclastia interruppe l'arte nell'impero bizantino, che era completamente basato sulla religione.

11. Mappa dell'Impero Bizantino sotto Basilio II

Quando la dinastia macedone prese il potere, l'impero bizantino si stava appena riprendendo. Gli imperatori macedoni accelerarono il processo di emancipazione e restaurarono figure religiose. Pertanto, le famose icone, mosaici e affreschi dell'impero bizantino ricominciarono a essere prodotti.

In questa epoca, le minacce geopolitiche sono diminuite. Pertanto, fu possibile un periodo di prosperità come nella prima storia dell'impero bizantino. Durante il regno dell'imperatore Basilio II, l'impero raggiunse i suoi confini più ampi prima del suo crollo. Puoi vedere i risultati di questo periodo nell'immagine chiamata Mappa dell'Impero Bizantino sotto Basilio II sopra.

Basilio II, alias the Bulgar Slayer, prese d'assalto i campi di battaglia e fu considerato l'imperatore bizantino di maggior successo sul fronte. Tuttavia, ha ripetuto lo stesso errore che hanno fatto molti potenti governanti. Poiché non voleva nessuno intorno a lui che potesse potenzialmente oscurare la sua autorità, l'impero non aveva nessuno che lo sostituisse dopo la morte di Basilio II.

12. Il grande scisma

Dopo la morte di Basilio II, i burocrati che sposarono una donna della dinastia macedone divennero imperatori. Questi burocrati non sapevano molto di questioni militari e tagliarono il budget dell'esercito per mantenere il controllo dell'impero. Così, neutralizzarono potenti generali dell'esercito.

Tuttavia, questa lotta di potere portò al decadimento dell'esercito. Quando il potere dell'esercito bizantino raggiunse il suo apice sotto il regno di Basilio II, divenne in breve tempo indigente. E le sconfitte che si susseguirono demoralizzarono l'impero.

In un momento così delicato è scoppiata una lite tra i due leader del mondo cristiano. Il Papa a Roma e il Patriarca a Costantinopoli si scomunicarono a vicenda, confermando la separazione delle Chiese d'Occidente e d'Oriente.

A causa di questa divisione nota come Grande Scisma, cattolici e ortodossi si sono separati in modo irreversibile da quel momento in poi. Il Grande Schizm nel 1054 aprì la strada al Sacco di Costantinopoli, di cui parlerò più avanti.

Puoi vedere come i cristiani cattolici e ortodossi sono stati separati dalla mappa qui sopra. Il conflitto tra culti latini e greci è esistito durante tutta la storia dell'impero bizantino. Tuttavia, il grande scisma causò danni irreversibili alla cristianità. La separazione iniziata nel 1054 e durata fino al 1950 mostra la gravità del conflitto.

13. Bisanzio e l'impero selgiuchide

Negli anni in cui le catastrofi si sono susseguite, è apparso un nuovo e micidiale nemico. I selgiuchidi che migrarono dall'Asia centrale si stabilirono a Isfahan in Persia e costruirono l'impero selgiuchide. Bisanzio e l'impero selgiuchide erano diventati vicini di casa.

I sultani dell'impero selgiuchide, che presero il controllo delle città sante e proclamarono "la spada dell'Islam" dal califfo abbaside, raggiunsero un enorme potere. E Romano IV Diogene salì al trono in tale circostanza. Romano IV era un imperatore di origine militare e voleva ripulire il naufragio degli imperatori dalla burocrazia creata e rimettere in piedi l'impero.

Romano IV aveva una natura impulsiva e audace e non era favorito nella capitale. Le famiglie stabilite a Costantinopoli stavano scavando la sua fossa. All'inizio ebbe successo sul campo di battaglia e influenzò le persone. Tuttavia, la sua campagna nell'Anatolia orientale sarebbe stata la sua fine.

14. La battaglia di Manzikert

Romano IV voleva sconfiggere il sovrano selgiuchide Alp Arslan e proteggere i confini orientali dell'impero. Tuttavia, il servizio di intelligence di Bisanzio non poteva contribuire a questo piano dell'imperatore.

Quando partì per catturare Manzikert, un'importante fortezza, pensava che il Sultano fosse a Damasco. Pertanto, in risposta alla possibilità di un attacco di Alp Arslan, metà del suo esercito era di stanza a sud.

Quando raggiunse Manzikert con metà delle sue forze, si trovò davanti all'Alp Arslan e all'esercito selgiuchide, che era per lo più di cavalleria. I Bizantini erano ancora superiori, ma alcuni ufficiali dell'esercito erano apertamente ostili all'imperatore.

Un'ala dell'esercito bizantino crollò durante la battaglia di Manzikert. I soldati, presi dal panico, hanno iniziato a fuggire. Se il generale Andronikos Doukas, la retroguardia, fosse intervenuto, avrebbe potuto radunare l'esercito. Tuttavia, ha scelto di ritirarsi dal campo di battaglia.

Rendendosi conto della situazione, i selgiuchidi intrappolarono la fanteria bizantina con un movimento a tenaglia. Nonostante tutti gli sforzi della Guardia Varangiana, l'imperatore fu fatto prigioniero.

La famiglia Doukas, che tradì l'imperatore, salì al trono. However, their overthrow of Romanos at the cost of losing a war brought the empire to the brink of collapse. The Seljuks, who broke the Byzantine defense, conquered Anatolia.

15. The Sack of Constantinople

The Byzantine Empire was on the verge of collapse. The empire faced its heaviest losses in its history one after another. The Turks’ fast march to Anatolia alerted European countries and a series of Crusades began by the Pope’s order.

A big number of crusaders were able to march to Jerusalem. Byzantine Emperor Alexios I Komnenos took advantage of the situation and took Eastern Anatolia back from the Seljuk Empire.

However, the 2nd and 3rd crusades were unsuccessful. Saladin and the Islamic rulers neutralized the Crusaders and took Jerusalem back. The Pope wanted Jerusalem badly, so he ordered the 4th Crusade.

There was a Venetian Doge named Enrico Dandolo commanding the 4th Crusade. He was covetous and full of hate towards the Byzantine Empire. The Byzantines and the Republic of Venice under his command were in rivalry for a long time due to the trade in the Eastern Mediterranean . Moreover, the Byzantine Empire was the heart of Orthodox Christianity while Enrico Dandolo was a devout Catholic.

Enrico Dandolo didn’t miss the chance and seized Constantinople by taking advantage of the fights for the throne. Back then, Istanbul was the most beautiful city in the world. However, it was wrecked after the Sack of Constantinople.

16. The Decline of the Byzantine Empire

The Sack of Constantinople lasted for 57 years (1204-1261) and it led the decline of the Byzantine Empire. The imperial capital, Constantinople, never survived the effects of this occupation. The emperors who took the capital back from the crusaders found a ruined city in 1261. The empire was bankrupt and it was impossible to fix the broken monuments.

The Byzantine Empire was able to stay alive for 200 years under these conditions. The Seljuk Empire fell and the Sultanate of Rum was founded instead. Despite clashes from time to time, both states continued to exist.

17. Byzantium and the Ottoman Empire

When the Sultanate of Rum Empire fell apart, various Turkish chiefdoms emerged. Anatolia was filled with chiefdoms of different sizes. However, one of them stood out thanks to successful strategic moves.

The Ottomans’ policy of expansion into the West caused land loss in the Byzantine Empire. The Byzantines lost important cities such as Nicaea, Bursa and Adrianople respectively. These cities were of utmost importance and this can be inferred from the fact that the Ottoman Empire declared Bursa as capital first and Adrianople later.

The inevitable end was near. The Byzantine Empire was losing the Northwest Anatolia piece by piece to the Ottomans and it was stuck in the Historical Peninsula of Istanbul. You can see the map of the Byzantine Empire just before the fall of Constantinople above. The remaining Byzantine lands were so small that it is not even clearly visible in the image.

Byzantium and the Ottoman Empire were now fighting for Constantinople. Bayezid I and Murad II tried to conquer Istanbul but they failed. The Battle of Ankara (1402) and the Crusades in the Balkans (1444) interrupted the siege of Constantinople. In addition, the Venetians and Genoese, the Italian trade colonies, were breaking the blockade every time.

18. The Fall of Constantinople

When Mehmed II, the seventh Ottoman sultan, ascended the throne, he built a great fortress on the Bosphorus. He had learned from his father’s failure and wanted to block the Venetian and Genoese aid from the Black Sea.

The desperate emperor had to seek help from the Pope. Upon his request, Emperor John VIII Paleologos was invited to a council held in Florence. Orthodox and Catholic clergy who came together could not find a common way. Thus the meeting was inconclusive.

When the last emperor Constantine XI Palaiologos ascended the throne, the situation was hopeless. Because while the emperor and patriarch were hoping for help from the west, the people opposed it. The memories of the Sack of Constantinople of 1204 were still fresh and no one wanted Latins.

Military support from the west remained very limited. The Genoese commander Giovanni Giustiniani and his troops fought to the death, but the defenders were few in number. On the other hand, the Ottomans had both a strong artillery and a large elite infantry group called the Janissaries.

After weeks of siege, on May 29, 1453, the fall of Constantinople took place. This event, which was the end of Byzantine history, was a new beginning for the Ottoman Empire. They immediately declared Istanbul the capital. Thus, Constantinople became the capital of a powerful empire again.


Could the (western) Roman Empire have survived?

True but not the real problem as the WRE's resources, in wealth and manpower c 400 CE in theory should've enabled it to deal with the challenges it faced, just like Rome did with the same or less resources in earlier centuries.

Lol, the WRE had plenty to worry about. Long before the division of 395 created it, barbarians had targeted Italy and Gaul. In fact, in the fifth century at least, the Easy had it easier. The Persian front was relatively quiet, and while the Huns caused a lot of damage in the 440s, this was, after all, fortuitously limited to the balkans. In sharp contrast the WRE was not only invaded by numerous groups it was their ultimate target i.e. the place where they settled permanently, at the expense of the WRE from Britain to Africa.

John7755 يوحنا

That is certainly not true. Those are civilizations, not necessarily empires and certainly not regimes that lasted those time lengths. The Achaemenid's where certainly the Persian Empire, however, its successor, Parthia cannot really be called Persian in the same sense as the Achaemenids and only somewhat resembled them. Further, the Parthians had a very different culture coming from the vast Sogdian and Parthian steppes which later would be called Khursan, which is distinctive from Fars which is Iran or the land from which Achaemenids and Sassanids arose.

The Sassanids also greatly differed from the Achaemenids such as the use of Persian as the official language as opposed to Aramaic and the reaffirmation of Zoroastrian puritanism. Never did the Byzantine Empire or Classical Rome have a change in governing to the point that Latin or Greek were replaced as administrative languages.

The Chinese Empires were certainly not a continuos strain of the same state and they changed widely. This sort of reasoning would claim that Umayyad and Abbasid were the same empire, the Arab. Which would is slightly laughable to me, considering the vast differences in the two the same is present in Chinese civilization and in Persia except there was a large period in between where the empire wasn't Persian.

Avalon

Starman

Galba Otho Vitelius

I skimmed through this. The discussion is good, but I think I can make three points that haven't come up here or on other threads:

1. The Western Roman Empire had some advantages over the Eastern half. It had as larger or a larger population, the Western army usually performed better than the Eastern army in most of the fourth century wars, it didn't have to deal with the Sassanians and to a much lesser extent with the Huns/ Avars (the Huns were usually allies), and it had much fewer problems with religious factionalism. It may have even got hit less hard by the various plagues of the period as well.

2. With Han China, you got the opposite pattern, "barbarian" kingdoms in the northern part, which had a longer history of civilization and was more urbanized, and a continuing Chines government with legal continuity to the later Qin in the more recently civilized south.

3. Both Rome and Byzantium heavily dependent in having at least competent Emperors/ top senior leadership, something that was true of all ancient/ medieval states with the partial exception of the East Asian states. Really the one time they had good leadership at the top and foundered anyway was in the seventh century, when they really did get hit by a ton of problems at once. A series of bad/ mediocre Emperors always were followed by declines, though if the empire was in good shape at the beginning of the period, there could be a lag of several decades before everything fell apart. And "mediocre to bad" is a fair characterization of Western Roman senior leadership. In the East, the leadership was mediocre-to-good, at least competent, and improved as the century went on.

Trajen777

Pempelune

Magnum

A Most Sovereign Lady

Calvin1417

I skimmed through this. The discussion is good, but I think I can make three points that haven't come up here or on other threads:

1. The Western Roman Empire had some advantages over the Eastern half. It had as larger or a larger population, the Western army usually performed better than the Eastern army in most of the fourth century wars, it didn't have to deal with the Sassanians and to a much lesser extent with the Huns/ Avars (the Huns were usually allies), and it had much fewer problems with religious factionalism. It may have even got hit less hard by the various plagues of the period as well.

2. With Han China, you got the opposite pattern, "barbarian" kingdoms in the northern part, which had a longer history of civilization and was more urbanized, and a continuing Chines government with legal continuity to the later Qin in the more recently civilized south.

3. Both Rome and Byzantium heavily dependent in having at least competent Emperors/ top senior leadership, something that was true of all ancient/ medieval states with the partial exception of the East Asian states. Really the one time they had good leadership at the top and foundered anyway was in the seventh century, when they really did get hit by a ton of problems at once. A series of bad/ mediocre Emperors always were followed by declines, though if the empire was in good shape at the beginning of the period, there could be a lag of several decades before everything fell apart. And "mediocre to bad" is a fair characterization of Western Roman senior leadership. In the East, the leadership was mediocre-to-good, at least competent, and improved as the century went on.

Galba Otho Vitelius

"Wait the west population was as large or possibly larger then the east?"

My source is McEvedy's atlases, and so should be taken with a grain of salt. I wish I had another source. However, there was much more arable land in the West.

The East had more cities, but the West almost certainly had more serfs.

Darthfanta

"Wait the west population was as large or possibly larger then the east?"

My source is McEvedy's atlases, and so should be taken with a grain of salt. I wish I had another source. However, there was much more arable land in the West.

The East had more cities, but the West almost certainly had more serfs.

John7755 يوحنا

SlyDessertFox

There were structural problems with the Western Roman Empire, but they were not insurmountable. A large reason they fell when they did was simply bad luck. A series of unfortunate events striking at the worst possible times in quick succession of one another, culminating in the loss of North Africa and the failure to retake it. Otherwise, a few things are key. If Spain and North Africa can be kept invader free, Western roman finances will be in far better shape than they were in the 5th century. Maintaining the Prefecture of Illyricum (given over to Theodosius by Gratian) would provide a prime recruiting ground free from the control of landowners in the Senate in Rome, who proved heavily resistant to providing desperately needed troops. A bonus would be avoiding the disastrous civil wars with Theodosius that weakened the empire's forces merely a decade before they faced pressure along the Rhine frontier.

Do that, and the WRE should be in good shape to survive the 5th century. From there, you can make them survive as long as you wish.

Starman

Bad luck may have played a role in the failure to retake Africa c 441, as the Huns forced the ERE to shift troops back east. But the territorial losses stemmed from loss of support for the Empire. Citizens wouldn't serve anymore and barbarians often couldn't be trusted.

They couldn't be kept invader free without adequate forces which seemed lacking especially after c 408 CE.

I dunnoo. Illyricum was a great recruiting ground in the third century, but starting in the fourth, unwillingness to serve compelled a reliance on barbarian recruits.

The frigidus 394 wasn't the real problem, not any more than the civil war of 351 precluded Julian's big invasion of the East (other examples can be cited). Stilicho had an effective force down to about 406.

SlyDessertFox

They couldn't be kept invader free without adequate forces which seemed lacking especially after c 408 CE.

In large part thanks to the losses in the civil wars.

That stilicho was willing to stake open war with the east to retake Illyricum suggests how vital he believed it was to replenishing WRE forces.

He really didn't. Stilicho maintained a central field army in northern Italy that was perpetually undermanned. He couldn't fight Radagaisus, instead having to trap him and enroll his forces in his army. He had to strip forces from the Rhine frontier to bolster the field army, which fatally weakened the frontier right before the Rhine crossing of 406-407. Western Roman losses in the two civil wars were devastating. To quote Ian Hughes "the losses suffered during the three battles of Siscia, Poetovia, and Frigidus were greater than those suffered by the Eastern Empire at Adrianople." On its own, that's hard to quickly recover from, especially when you consider Stilicho was constantly strapped for cash due to feuds with the Senate.

Starman

LSCatilina

Not entierly : generally speaking, it's the fact Roman Empire had to face severals threats virtually everywhere, critically on two critical fronts : Danube was the soft underbelly of Rome in Europe (much more than Rhine, which could pass, at times, as fairly peaceful or rather not that much of an existential threat), and Persia was undergoing a clear and aggressive revival.

The theoritical order of battle of Romania in the early Vth can point this quite well : Romans still relied in the IVth onwards to Roman (in the large sense, including Romanized laeti for instance) rised units, the limitanei, to guard on the borders, and it seems to have formed the bulk of everyday military management on borders (mixing military frontieer and military police roles). With time, it was concentrated more and more along Danube, mostly because most of raiding and invading threat came from there (historically and contemporarily) and that Illyricum was depleted enough from human and fiscal resources to not provide enough support for itself.

It eventually means that the mix of inner garrisons and mobile army in provinces had to be suppleted by Barbarians : federates, but as much laeti or Romanized Barbarian units whom leaders could easily become roman generals (as the aformentioned stream of Frankish magister militii in the IVth)

The systematisation of federated treaties wasn't made along Roman convenience as well : Barbarians leaders and eventually units wanted to be integrated into Roman militia, willy-nilly.
At some point in the late IVth, it became a basic revendication and negociation basis, clearly more favourable to Barbarians teken as political ensembles than it was before.

Not that foedi alone were the main reason for the imperial fall, tough : these could have been better handled and managed (as the relative loyalty of Frankish federates in Toxandria can hint) but it would have been "just" a major annoyance without the whole multi-factorial crisis. But what began as a convenient manpower supply became an hinderance when circumstances really pressured Roman military capacities.

The non-ending military emergencies or necessities of the Vth really maintained and aggravated a strain that appeared in the IIIrd : Aetius, when it came to fight Huns didn't even could use Gallic comitenses (that were used along the Danubian border) and had to jury-rigg his army from various federated peoples (proof that Rome could still impose some form of hegemony over them even then, if not without huge concessions).

The problem isn't, as you seen yet too often, that Romans "loose their will to fight" or other whatnot, but that in face of lack of manpower (Roman military manpower never was that huge to begin with, safe in some particular conditions such as in the IInd century BCE) and important miitary pressure in Danube and Persia (mostly but not limited to), provincial armies had to be concentrated and they had to find someone to fill the gaps left (or in the case of Britain, shrugging about it).


Serving The Empire

Roman conscripts trying on uniforms for the first time. At the completion of two years service, these civilians would become citizens.


Western Roman Empire: Overwhelmed by Immigrants

The late afternoon of August 9, 378 A.D. was brutally hot in the fields around Adrianople in southeastern Europe. Today a prosperous Turkish city (Edirne) near the Greek and Bulgarian borders, Adrianople on that day almost 1,700 years ago was the site of one of the greatest and most decisive battles in all of human history, a conflict that ran its course quickly in the hot, parched countryside, and left tens of thousands of men — most of them the flower of the Eastern Roman imperial military, including the Roman emperor himself — dead on the field, while the comparatively small army of Goths and Alans rode triumphantly over the terrain, giving no quarter to the wounded and dying, slaying officer and foot soldier alike. By late day, the field belonged to the carrion fowl and blowflies, already commencing their grim work among the heaps of corpses.

On that occasion, known to history as the Battle of Adrianople, which is usually considered to be the beginning of the end of the Roman Empire, tens of thousands of Romans and their allies were hewn down, crippling the once-invincible Roman military and guaranteeing the supremacy of the Goths in the eastern portions of the empire ever after. Within a generation, the Goths, emboldened and battle-hardened, would arrive at the gates of the Eternal City itself, and become the first foreign power in eight centuries to sack Rome.

And all of it began because of an immigration crisis.

Charitable Notions

By the middle of the fourth century A.D., German tribes were settled all along the northern frontiers of the Roman Empire, from the Rhine to the Danube. Over the centuries, the Germans had proven Rome’s most resolute rivals. The Cimbrian War during the late second century B.C. was enormously costly for Rome, although they eventually repulsed the Germanic and Celtic hosts that threatened to overrun Italy. Julius Caesar himself, after subduing Gaul, contented himself with crossing the Rhine into German territories and launching a few military attacks, before retreating back into Gaul. In 9 A.D., the first great military disaster to befall imperial Rome took place at Teutoburg Forest, where a German chieftain with Roman military training named Arminius led a rout of Roman forces that resulted in the annihilation of three legions under Varus. In the centuries that followed, Rome never ceased to press on the Germans in Western and Central Europe, sometimes pushing forward the frontiers of the empire, sometimes withdrawing. The Germans showed little inclination to adopt Roman ways, preferring the virtues of rustic simplicity combined with a knack for ferocity in combat that kept the disciplined Roman legions from imposing their will.

To the east, in what is now the Ukraine and western Russia, lived another German people, the Goths. We do not know the exact limits of their dominion, nor whether, in remoter antiquity, they had come from further east, perhaps from the steppes and deserts of central Asia. But by the mid-fourth century A.D., they were settled on the fringes of the Eastern Roman Empire, enjoying a more or less settled existence. Unlike other barbarian tribes settled on the Roman frontier, many if not most of them had converted to Christianity, although of the Arian, not the Catholic, strain.

Unfortunately for the Romans, events thousands of miles beyond the limits of their dominion many years before had set in motion forces that would upset the more-or-less peaceful status quo in the east. From somewhere out of the fastnesses of the far eastern steppes — probably in what is now northwestern China or west-central Asia — a people had issued forth who came to be known to the Romans as the Huns. These were possibly related to the Hsiung-Nu, a confederation of eastern nomads who, as late as the first century A.D., controlled a vast swath of territory to the north of China and the Himalayas, extending perhaps as far west as the Trans­oxiana region of central Asia. Whether the Huns and Hsiung-Nu were synonymous is still hotly debated by scholars, but in one of those periodic accidents of which the history of the Central Asian steppe peoples is replete, something happened to stir up the Huns and prompt them to begin migrating west.

As with the Scythians before them and the Mongols after, the Huns were a people hardened by the demands of nomadic life in the empty Asian wilderness. They lived on horseback and had no permanent settlements, using their wagons as mobile communities. They enjoyed battle and plunder, and as with other equestrian nomads in the era before firearms, enjoyed a distinct advantage over the armies of mostly infantry that tried to stand against them. Accordingly, their westward advance met little resistance. Rumors of their cruelty and military strength went before them, and before long, after overrunning the territory of the Alans to the east, the Huns crossed the Don to the north of the Sea of Azov on the northeastern arm of the Black Sea, and entered the territory of the Goths.

A group of Goths known as Thuringians, after being overwhelmed by the Huns in several military engagements, took advantage of a lull in the Huns’ advance to flee west to the border of the Danube River, beyond which lay the Roman province of Thrace. Their leader, Alavivus, petitioned the Eastern Roman emperor, Valens, for permission to cross the river and settle in Thrace, promising to be faithful subjects. For the moment, they were safe from the Huns’ depredations, since the invaders were too busy looting the Goths’ former settlements eastward to bother pursuing the Gothic host, but there was little doubt they would eventually reach the Danube themselves and fall upon the tens of thousands of Goths encamped there.

Valens, who was worried at rumors of the approaching Huns, allowed the Thuringian Goths to cross the broad Danube and settle on Roman territory in hopes of enlisting them in defense of the empire. This act of emergency amnesty was disruptive enough, but as soon as the Thuringians had crossed the river, they began ranging far and wide over Thracian territory, foraging for food and sometimes plundering local settlements. Moreover, word of Roman amnesty soon spread, and a second Gothic host, the Gruthungians, soon appeared on the far shore of the Danube demanding the same right to immigrate. This time Valens, already aware that he had made a mistake in allowing the Thuringian host into Roman territory, turned down their petition. But the Gruthungians, not to be denied, constructed a floating bridge in secret and crossed the Danube anyway.

Broken Borders and Battles

These events took place in 376 A.D., and marked the first time that the Roman Empire had effectively lost control of her borders from that time on, the eastern frontier was ineffectually guarded, allowing a stream of violent, undesirable invaders to enter the empire unimpeded from the east.

In the meantime, the Gothic host in Thrace was making more and more of a nuisance of itself. For one thing, Roman authorities proved unable or unwilling to feed them properly, and rumors that they were being provisioned with dog meat kindled resentment among the Goths.

The first major conflict occurred at the city of Marcianopolis, where the Roman general Lupicinus, trying to reestablish order, invited the two Gothic leaders, Alavivus and Fritigern, to a banquet to parlay. However, the locals, resentful of the Goths encamped near their city, soon started a conflict that led to the killing of a number of Roman soldiers and pillaging by the Goths. Lupicinus, in a show of good faith, allowed both Alavivus and Fritigern to leave, but, in the words of historian Ammianus, who may have witnessed many of these events, the seeds of war had been irrevocably sown:

The whole nation of the Thuringians became suddenly inflamed with a desire for war and among many preparations which seemed to betoken danger, the standards of war were raised according to custom, and the trumpets poured forth sounds of evil omen while the predatory bands collected in troops, plundering and burning villages, and throwing everything that came in their way into alarm by their fearful devastations.

For the next two years, the war between the Goths and Romans raged unabated, with thousands slain and no clear victor. By early 378, however, the Eastern emperor, Valens, dissatisfied with the failure of his commanders to bring the unruly Gothic immigrants under control, decided to take over management of the war in person. According to Ammianus, he was motivated in part by a desire to match the successes of his counterpart Gratian, the Western Roman Emperor, who had recently defeated the Alemanni, a Germanic tribe in Western Europe who had invaded Pannonia in central Europe. Although the Roman Empire had been formally partitioned for almost 100 years, the Eastern and Western emperors still had a strong alliance. Valens petitioned Gratian to come to his aid in suppressing the Goths, and departed Antioch for Constantinople, the Eastern capital. As soon as he reached Constantinople in May, he authorized one of his top generals, Sebastianus, to re-order and gather existing Roman forces in Thrace. In the course of this buildup, Sebastianus managed to defeat several small detachments of Goths, giving Valens confidence that Roman victory was at hand. In early August, Sebastianus’ force met up with Valens’ army at the city of Adrianople, and fortified themselves in readiness for battle.

At this juncture, Gratian’s eastward march was halted by a battle with a fierce army of Alans, who forced him to withdraw westward to Pannonia. As a result, Valens was now faced with a fateful choice: wait for Gratian’s arrival, or hazard a battle himself with the Gothic host, led by Fritigern, now encamped nearby.

According to Ammianus’ account, Valens — ignoring the counsel of his generals — chose the latter course, emboldened by reports that his own forces greatly outnumbered the Goths, who were said to field a mere 10,000 men. He was probably also hoping to upstage Gratian. Whatever the reasons, the impatience of Valens was to cost the Roman Empire dearly.

On August 8, Fritigern sent an emissary to Valens proposing terms for peace, which included the cession of Roman territory to the Goths. Not surprisingly, Valens rejected this bold proposal from a man who only two years earlier had relied on the goodwill of the Roman sovereign to save him and his people from the marauding Huns. Besides, Valens, who apparently had at least 20,000 men at his command, was confident of an easy victory over a disorganized and fickle foe.

On the morning of August 9, he marched forth with his army from Adrianople to confront the Gothic forces encamped about eight miles north of the city. Unbeknownst to Valens, a large Gothic cavalry at least several thousand strong was off raiding, and Fritigern expected them back as reinforcements.

The weather was very hot, and by the time they had completed their seven-hour march under the pitiless sun, the Romans were wilting. The Goths, in the meantime, had been biding their time, content to let the heat wear down their enemies. To add difficulty to the Romans’ advance, the Goths fired all the fields between them and the city, depriving the Romans of food and forcing them to march across fields of charred stubble. When the exhausted and dehydrated Roman forces arrived to confront the Goths, they found that the latter had encamped on a hill, circling their wagons to protect their families and provisions.

The Gothic cavalry had still not arrived, so the wily Fritigern began frivolous negotiations to gain more time. His first embassy was rejected by Valens, who demanded he send men of higher rank. His generals, aware of the toll that heat and exhaustion had taken, encouraged negotiations, while Fritigern, aware of the Roman reputation for disciplined valor, was reluctant to unleash his forces until the cavalry arrived.

As it turned out, the Battle of Adrianople began at a time of neither side’s choosing, when a group of Roman soldiers escorting one of Valens’ top generals, Ricimer — who was attempting to parlay with the Goths — launched an impetuous attack on Gothic lines.

The Goths counterattacked and drove Ricimer’s force back. At that moment, the long-awaited Gothic cavalry, led by Gothic generals Saphrax and Alatheus, returned, and fell upon the Roman forces.

The Romans, already in disarray after the repulse of their first impetuous assault, found themselves crowded tightly together at the base of the hill, surrounded by Gothic cavalry and under attack from Gothic infantry above them. In the heat and confusion, the battle quickly turned into a rout. The Romans, encumbered by heavy and suffocatingly hot armor, soon abandoned the field en masse, fleeing for their lives with the victorious Goths in hot pursuit. Roman foot soldiers and officers alike were hewn down by the thousands, and the emperor Valens himself got separated from his personal guard in the chaos.

The slaughter lasted for hours. By nightfall, barely one-third of the Roman army had escaped with their lives. Amid the fallen were 35 tribunes, countless captains, and many other illustrious military leaders, including Sebastianus. Somewhere among the heaps of corpses, anonymous and despoiled, the Emperor Valens lay, stripped of all imperial dignity and probably unrecognized by the victorious Goths. Although various stories circulated about how he met his end, his body was never recovered nor given a state burial.

Not since the Battle of Cannae, when Hannibal had wiped out the flower of the republican Roman army, had Rome suffered such a catastrophic military defeat. Some military setbacks over the centuries — Teutoburg Forest, Arausio, and Carrhae, for example — may have been more costly in terms of lives lost, but none had so decimated Roman military leadership.

Although the Battle of Adrianople did not yet guarantee the supremacy of the Goths nor the final collapse of Rome, it ensured that Rome would never again be the mistress of the known world. The Goths would yet commit many depredations, culminating in the sack of Rome under the leadership of Alaric in 410 A.D. — before becoming allies with the Romans against a common and far more terrible foe, the Huns, whom they had first invaded the empire to escape. At the truly apocalyptic Battle of Chalons in 451 A.D., Goths and Romans fought side by side in a last-ditch effort to save the West from Attila’s host. But even with the Gothic alliance, the best a prostrate Rome could manage was a standoff costing hundreds of thousands of lives. The end of the Western Empire came swiftly after that within 15 years of the end of the Western Roman Empire, a Gothic monarch, Theoderic the Great, ruled the entire Italian peninsula and much of central Europe (the so-called Ostrogothic Kingdom). Further west, much of the Iberian Peninsula — formerly Roman Hispania and Lusitania — was ruled by the Visigoths or western Goths. In a single century, the descendants of a ragtag immigrant host had become the masters of much of Rome’s former territory in Western Europe.

Similarities and Differences

At such a distance in time, it is easy to judge the shortsightedness of Valens and the Roman authorities. Probably the Huns would have wreaked havoc on Rome no matter what happened to the Goths, but there is little question that the Gothic wars crippled Rome’s ability to defend herself when the Huns — a far worse threat — made their inevitable appearance on Rome’s borders and proceeded to lay waste to much of the remaining civilized portions of the empire. It is also curious that, notwithstanding the fact that most of the existential threats faced by late Rome came from the east, it was the Western Empire that ultimately succumbed. The Eastern Empire, centered on impregnable Constantinople, morphed into the Greek-speaking Byzantine state that lasted another thousand years, claiming for her own the mantle of imperial Rome until her demise at the hands of the Ottoman Turks in the mid-1400s.

In many respects, the original wave of Gothic immigration, both legal and illegal, differs from modern immigration crises faced by the United States and the European Union. For one thing, the Goths were fleeing a clear and present danger that threatened not only them but their Roman hosts as well. For another, the Goths entered Thrace already organized militarily, not as helpless supplicants.

In spite of the tendency of historians to ascribe blame for the Gothic War on Roman incompetence, the fact remains that the Goths showed callous disrespect for their Roman hosts, commencing their pillaging almost immediately. They displayed no inclination to honor their promises to be subject to Roman laws nor to submit to Roman military authority. They showed no gratitude to Roman authorities for taking them in in their hour of need. Instead of allying themselves with the Romans against a common enemy, they took advantage of the weakness of their hosts to seize land and property. A significant number of them entered Roman territory without permission.

While it is extremely doubtful that the millions of illegal immigrants in the United States and Europe pose anything like the existential threat posed by the Goths to the Romans, there are parallels. Some modern immigrant populations — especially those made up of refugees displaced by war or social upheaval, like the current wave of immigrants overwhelming the EU — arrive in foreign lands more bent on survival than on submitting to orderly, legal assimilation. Under such circumstances, governments typically struggle to provide adequate food and shelter, leading to resentment and unrest. These in turn often harden the attitudes of the local populace and their governments toward the newcomers. In the heat of such crises, it can be extraordinarily difficult for governments — and citizenries — to act with prudence and restraint. Because of property rights and scarcity of resources, the noble notion of the brotherhood of man does not translate unconditionally to a right of absolutely unfettered movement but it should enjoin Christian charity, constrained by enlightened self-interest, toward hard-pressed refugee populations.

Seldom is the occasion when, as with Valens and the Romans, there are no good choices for solving an immigration crisis.

Graphic at top: Migrating Goths cross a river en route to safety within Roman borders

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History of Byzantine Empire and Constantinople

Rise of Byzantine Empire under Justinian’s Rule

imperatore Justinian became the greatest emperor who ruled the Byzantine Empire. Justinian, a great statesman, was known for his hard work. Under Justinian, great conquests were made and magnificent structures were built. The generals Belisarius, Mundus e Narses conquered in the name of Justinian.

Justinian’s greatest goal was to take back Roma, the eternal capital of the empire. Without the Italian peninsula, it was impossible to claim rights over the impero romano‘s legacy. Justinian, expanded the Eastern Roman Empire’s borders into Middle East, Northern Africa e Europa occidentale.

Today Justinian is known for Constantinople’s greatest building, Santa Sofia. Finished in 537, it reigned as the largest and greatest church of Christendom for a thousand years.

Justinian is also famous for creating Codex Justinianus, which is the codification of Roman law. He left a vast but ready-to-collapse empire to his successors.

Byzantine Empire Map

Byzantine Empire Under Attack

After the death of Justinian, arabi, Slavs e Turks attacked the Byzantine borders. Emperor Heraclius managed to secure borders temporarily, but it did not last long. In a short time, many important cities such as Antioch, Jerusalem e Alessandria were lost.

In the 11th century, the Seljuk Turks migrated from Central Asia and built a powerful empire in Persia. The Turks, having a strong land army, posed a great danger to the eastern borders of Byzantium. A war between the Seljuk Turks and the Byzantines had become inevitable.

The Seljuks won a great victory in the Battle of Manzikert and swiftly advanced into Anatolia. The fact that Muslim forces were so close to Europa triggered the Pope to take urgent measures.

Byzantine Empire and Seljuk Turks

Sack of Constantinople by Crusaders

Following the Pope’s order, the Crusader armies of Europe marched through Constantinople in the 12th and 13th centuries. They battled with the Seljuk Turks and overran them. Byzantines took back majority of the Anatolia from Turks until they lost it to another Turkish kingdom: Seljuk Sultanate of Rum.

The crusaders continued to attack the East for several centuries. However, when it came to the Quarta crociata, they attacked Constantinople, the heart of Orthodox Christianity. Latin invasion lasted from 1204 a 1261 and it was finally repelled by a Byzantine prince.

Yet, the Byzantines e il Eastern Church never forgot these terrible events. Some even claimed “Better Turkish turban than Latin Miter” before the fall of Constantinople.

It should be emphasized that the Eastern and Western Churches have never been able to establish healthy communication for centuries. it was only in the anni '50 that the leaders of the two churches came together.

Latin Armies in Constantinople

Fall of Constantinople and The Byzantine Empire

By the late 13th century, impero bizantino’s power was much reduced in Anatolia. The Byzantine army had never really recovered and strengthened after Latin invasion. Turkish warlords on its eastern borders around Nicaea became serious threats.

One of these Turkish principalities, established by a chieftain named Osman Ghazi (aka Othman), grew into the Ottoman Empire. Ottoman Turks conquered the imperial capital of Constantinople in 1453 and proclaimed it their capital. Constantinople once again became the capital of a rising empire.

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History of Byzantine Empire and Constantinople by Serhat Engul

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Commenti:

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